Conoscere il proprio mestiere non significa conoscere già ogni situazione in cui lo si eserciterà. Il percorso educativo presentato in Gargoyle, il romanzo di Alfredo Vassalluzzo, mette a fuoco proprio questa distanza. Un insegnante entra nel carcere maschile di Velletri e l’incontro con gli studenti detenuti modifica anche le sue convinzioni.
Pubblicato da Sensibili alle Foglie, il libro ha vinto il Premio Publio Virgilio Marone nella sezione Narrativa edita. La consegna è prevista a Napoli il 14 novembre 2026. La notizia permette di avvicinarsi all’opera anche attraverso una domanda sul lavoro: quanto spazio sappiamo lasciare all’apprendimento quando siamo noi a ricoprire un ruolo di competenza?

La competenza entra in relazione con un contesto
Nella presentazione del romanzo, il docente porta aspettative e un progetto educativo. Le condizioni concrete della reclusione mostrano però una distanza fra quel progetto e la sua realizzazione. La difficoltà non riguarda soltanto ciò che si desidera insegnare, ma il modo in cui una relazione può prendere forma dentro un ambiente particolare.
Questo tema può interessare chi riflette sulla propria identità professionale. Una competenza è importante, ma non rende automaticamente prevedibili le persone con cui si lavora. Il confronto con gli altri può richiedere di rivedere un’ipotesi, riconoscere un limite o accorgersi che una domanda era stata posta in modo insufficiente.
Il romanzo viene presentato attraverso il cambiamento dell’insegnante, non attraverso la promessa che basti applicare un metodo per risolvere ogni problema. L’esperienza educativa diventa un terreno nel quale la preparazione incontra l’incertezza. È una prospettiva che permette di interrogare il ruolo professionale senza ridurlo né a una garanzia assoluta né a qualcosa di inutile.
Comprendere non è perdere autorevolezza
Ammettere di avere ancora qualcosa da capire può essere vissuto come una difficoltà, soprattutto quando ci si aspetta di offrire orientamento. Il nucleo di Gargoyle suggerisce invece che la disponibilità a comprendere appartiene alla relazione. Il docente incontra studenti detenuti che mettono alla prova le sue attese, e proprio questo confronto diventa parte della storia.
Le lezioni sono il punto dal quale osservare parole, gesti e silenzi. Nel contesto del carcere, questi elementi acquistano un peso diverso e chiedono attenzione. La relazione non coincide semplicemente con il contenuto trasmesso: comprende anche il modo in cui le persone si riconoscono, si interpretano e talvolta non riescono a capirsi.
Ling, Damir ed Ernesto sono i personaggi nominati nella presentazione. Attorno a loro vengono richiamati fragilità, maschere e contraddizioni. Il dolore convive con l’ironia e con momenti di leggerezza. Il quadro umano non può essere ridotto a una sola definizione, né trasformato in un elenco di problemi da risolvere per dimostrare l’efficacia di chi insegna.
Il lavoro lascia domande anche dopo il ritorno a casa
Vassalluzzo collega la nascita del libro alla persistenza degli incontri. Le domande continuavano a interrogarlo anche fuori dal carcere, e la scrittura ha dato loro una forma narrativa. È un passaggio che mostra come un’esperienza professionale possa produrre un confronto personale destinato a durare oltre il tempo dell’attività.
L’autore è cresciuto nel Cilento, si è laureato in Lettere Moderne e Psicologia Clinica e insegna Italiano e Storia all’Istituto Superiore Sandro Pertini di Genzano. Il profilo fornito mette in relazione formazione umanistica e attenzione psicologica nell’osservazione delle persone. Il romanzo appartiene a questo percorso, senza diventare un manuale di gestione delle relazioni.
Fra i suoi temi ci sono il ruolo della cultura in carcere, gli effetti della detenzione e le possibilità di reinserimento. Il rapporto fra responsabilità individuale, identità e giudizio sociale amplia la riflessione oltre l’aula. La traduzione inglese Behind the Law rende inoltre la storia accessibile a lettori anglofoni.
Il premio porta oggi attenzione al libro e alla futura cerimonia napoletana. Per chi lo avvicina dal tema del lavoro, resta soprattutto un interrogativo utile: possiamo esercitare una competenza senza pretendere che essa ci sottragga alla necessità di imparare? La relazione educativa presentata in Gargoyle invita a considerare questa necessità come parte del mestiere, non come qualcosa da nascondere.
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