Come posizionarsi e uscire su Google Discover

Discover è il nome con cui Google ha ribattezzato il suo nuovo feed dei contenuti. Hai presente quando nella schermata iniziale di Google ti vengono presentate alcune delle notizie più interessanti del momento?

Bene, quello è per l’appunto Google Discover (se non vedi nulla di tutto ciò ricorda che l’accesso va fatto dall’app di Google o dal browser dopo aver attivato la funzione Attività web e app da altro => i tuoi dati in ricerca controlli per tutti i prodotti Google => attività web e app).

google discover

Si tratta di uno strumento pensato per proporre contenuti informativi di valore e soprattutto attinenti agli interessi dell’utente in maniera attenta e precisa.

Il servizio rivisitato di Google intende stimolare la fruizione di contenuti sempre meno generalisti a vantaggio della personalizzazione, della qualità e di conseguenza con maggior probabilità di essere considerati interessanti dal singolo utente.

Come va Google Discover?

Nel test che abbiamo effettuato abbiamo riscontrato che l’algoritmo è molto efficace nel proporre contenuti di interesse e in un certo modo predicendo contenuti interessanti e che probabilmente l’utente ricercherebbe autonomamente. Nelle giornate in cui abbiamo monitorato i contenuti proposti nel nostro feed abbiamo riscontrato:

  • un buon mix di contenuti riguardanti temi ricercati nelle ultime ore/giorni e quindi di nostro interesse;
  • in alcuni casi i contenuti hanno tenuto in considerazione anche della nostra localizzazione;
  • il feed è stato alimentato non solo con notizie di cronaca, ma anche con approfondimenti di vario genere come ad esempio possibili difetti di alcune auto di cui avevamo cercato informazioni nei giorni precedenti (si può decidere di seguire anche informazioni sul parcheggio ovvero dove abbiamo parcheggiato l’auto; voli aerei; appuntamenti e ricette di cucina).
Ford
Tra i contenuti è apparsa una notizia relativa ad una marca di automobili di cui avevamo effettuato ricerche nei giorni precedenti.

Le evidenze sono che Discover predice i contenuti di nostro interesse interagendo con le nostre posizioni e quindi con i dati recuperati da Google Maps. Inoltre Google predilige le fonti che consultiamo abitualmente (più volte abbiamo riscontrato lo stesso sito di notizie apparire nel feed che guarda caso è lo stesso sito che consultiamo quotidianamente). Gli altri contenuti hanno sempre riguardato temi per i quali avevamo effettuato ricerche recenti e no si sono limitati a notizie. Quest’ultimo aspetto è molto importante per le aziende o gli editori che pubblicano per fini commerciali: i contenuti possono anche essere inerenti ad un prodotto!

Insomma Google Discover sembra funzionare a dovere quando si tratta di fare una cernita dei contenuti da mostrarci. Ma cosa fare se invece così non fosse? Nessun problema, all’utente è data la possibilità di apportare delle correzioni come vedremo in seguito.

Perché è importante per gli editori essere su Google Discover?

Apparire su Google Discover e con un buon ranking, porta numerosi vantaggi tra questi si contano:

  • più visite al proprio sito (anche oltre il 20%);
  • miglior reputazione dal momento che solo i contenuti di qualità finiscono nel feed;
  • maggior condivisioni e di conseguenza link in entrata;
  • possibilità di dar visibilità a contenuti su prodotti o servizi.

Tutto ciò indirettamente si traduce in maggior visibilità e quindi potenzialmente maggiori entrate.

Chi può sfruttare Google Discover?

Come visto Google Discover non seleziona solo notizie ma anche molti altri contenuti. Tra questi si possono contare:

  • risultati sportivi;
  • aggiornamenti sul mondo dell’intrattenimento (uscita di un nuovo film o album, premiazioni ecc.);
  • festival;
  • andamento mercati azionari;
  • notizie sui voli;
  • cucina.

E l’elenco non si può considerare esaustivo. Questo significa che una grande fetta di editori sono interessati. Ma potenzialmente tutte le aziende ne possono trarre beneficio. Le numerose aziende che divulgano contenuti di approfondimento magari gestendo un blog (con un intento seppur indiretto di vendita) possono aspirare a vedere gli articoli pubblicati su Discover. I lettori possono tramutarsi in acquirenti.

10 trucchi per migliorare il ranking su Google Discover

A questo punto per chi gestisce siti ed è interessato ad apparire nel feed è fondamentale conoscere e rispettare quelle che sono le regole previste. Solo così si potrà migliorare il ranking e aumentare la probabilità che il proprio contenuto sia letto dall’utente.

Google chiarisce fin da subito che non esistono tag o dati strutturati da gestire per incentivare la pubblicazione dei propri contenuti su Google Discover (è Google che in maniera automatica tagga i contenuti permettendo di raggrupparli e filtrarli). Gli accorgimenti da seguire per migliorare il proprio posizionamento su Google Discover a questo punto sono:

  1. pubblicare contenuti che ritieni possano interessare agli utenti rivolgendoti ad un target specifico, cercando di rispondere a dei quesiti, delle curiosità;
  2. utilizzare nei contenuti immagini di alta qualità (almeno 1200 pixel di larghezza);
  3. inserire tra i contenuti anche video;
  4. pubblica contenuti di tendenza (per farlo puoi farti ispirare da Google Trends);
  5. favorisci il traffico proveniente dai social; quindi cerca di stimolare le condivisioni proprio sui social (eventualmente anche investendo su inserzioni a pagamento);
  6. prediligi i contenuti freschi e nuovi piuttosto che rimpasti di articoli già pubblicati da altri;
  7. verifica che il sito abbia una sezione “chi siamo“e riporta il nome e magari una presentazione degli autori.
  8. accertati che il sito abbia buone performance in termini di velocità di caricamento. Lo puoi fare sfruttando PageSpeed Insight di Google;
  9. Rispetta le regole di pubblicazione di Google News;
  10. autorizza la pubblicazione AMP (se il sito è in WordPress esistono diversi plugin che facilitano l’adattamento dei propri contenuti).
Speed Test
Lo Speed Test di Google permette di verificare il proprio sito. Una velocità non sufficiente potrebbe penalizzare la pubblicazione su Discover.

Sfruttare AMP per avere un miglior posizionamento

AMP sta per  Accelerate Mobile Page. Si tratta di uno standard sviluppato per alleggerire le pagine web e renderle maggiormente fruibili in mobilità. Discover predilige i contenuti che hanno anche una versione “alleggerita”.

Se il tuo sito poggia su un CMS sei agevolato. Potrai sfruttare infatti i plugin già disponibili che fanno tutto il necessario in maniera automatica. Per Joomla esiste Jamp. Per WordPress invece c’è WordPress AMP.  Anche Shopify e Magento hanno i loro plugin. Il loro utilizzo è abbastanza semplice, offrono in tutti i casi dei settaggi automatici sufficienti per abilitare versioni leggere dei propri contenuti e altri manuali che permettono maggiori personalizzazioni anche in termine di layout.

Il Plugin Amp per WordPress permette di generare automaticamente una versione semplificata dei propri contenuti nello standard Amp.

Se rispetti le regole di Google News sei già a buon punto

Google Discover è indipendente da Google News, i contenuti presentati nel feed potrebbero anche non essere indicizzati dal primo servizio, ma le regole di pubblicazione sono sostanzialmente le stesse e rispettarle migliora la probabilità di “uscire” su entrambi i servizi. Ecco quali sono:

• è fondamentale pubblicare contenuti originali (facili da trovare, indipendenti, provenienti da fonti importanti, significativi);
• sii trasparente, ovvero indica le fonti, chi ha scritto l’articolo, date chiare (ma anche informazioni sulla testata, l’editore, l’azienda o la rete correlata e le informazioni di contatto);

e’ inoltre importante:

  • evitare che la pubblicità superi i contenuti. Google penalizza nel caso in cui i contenuti abbiano un intento meramente commerciale orientati a sponsorizzare un brand, un marchio piuttosto che avere un intento informativo;
  • rispettare la privacy che si traduce nel divieto di condividere informazioni riservate e personali (o riferimenti all’identificazione di soggetti privati come informazioni finanziarie piuttosto che cartelle cliniche e così via);
  • violare il copyright altrui implica essere esclusi (nel caso di violazioni ripetute della proprietà intellettuale di altri Google chiuderà l’account);
  • non pubblicare contenuti pornografici o violenti specialmente se si tratta di immagini sessualmente esplicite o che incitino la violenza;
  • è vietato incitare all’odio o l’abuso specialmente ai danni di singoli individui o gruppi per motivi di etnia, religione, disabilità, sesso, età orientamento sessuale ecc. tanto più se a sostegno di organizzazioni violente;
  • molestie e cyber bullismo non sono contemplati;

ovviamente siti potenzialmente dannosi sono esclusi:

  • siti colpiti da malware e virus non vengono mostrati così come quelli coinvolti in pratiche scorrette come l’utilizzo di link in maniera fraudolenta per aumentare il ranking o i siti che hanno traffico non naturale (per essere sicuro che il tuo sito è pulito puoi sfruttare Google Search. Console.

Alcune esclusioni di Google Discover

Google non considera siti a tema medico che si occupino di consulenze, diagnosi o cure mediche e ovviamente vengono pesantemente colpiti quei siti che dimostrano di non rispettare le regole relative alla privacy, al rispetto dei dati dell’utente, coinvolti in furti d’identità. Google dichiara di non considerare quei siti o account che mascherano il proprio paese di origine o che si rivolgono agli utenti di un altro paese con inganno. Sono inclusi nelle esclusioni anche siti o account che ingannano le informazioni sulle loro relazioni oppure sulla loro indipendenza editoriale.

Devo fare già far parte di Google News per far apparire i miei contenuti su Discover?

No, Google Discover fa apparire anche i contenuti che non vengono pubblicati su Google News. Per quanto riguarda la tipologia è bene ricordare che è più probabile che Google Discover dia priorità a siti news ma non è una regola. Questo  infatti dipende dalla quantità di contenuti giornalieri che un sito di notizie pubblica generalmente e dalla copertura che riesce ad avere su diversi argomenti.

Allo stesso modo non è necessario avere un profilo su altri servizi come Google Graph o Google My Business, anche se è suggerito.

Sfruttare Google Knowledge Graph e Google My Business per farsi notare

Se hai un’azienda dovresti conoscere Knowledge Graph. Si tratta di una funzione di ricerca semantica attraverso la quale Google riesce a raccogliere informazioni da una o più pagine mostrandole con un layout visivo immediato, simile ai rich result. Tra i risultati contemplati ci sono l’entità (logo, nome del sito, link al profilo).

=>Puoi rivendicare la tua identità da qui. Oppure nella sidebar a destra, in fase di ricerca, Google propone la voce “Rivendica scheda informativa” che permette allo stesso modo di rivendicare la propria identità.

Graph
La propria scheda di Knowledge Graph può essere rivendicata e arricchita di contenuti. Questi possono essere utile per migliorare le performance su Google Discover.

Si tratta di un’opportunità in più per alimentare Google Discover che potrebbe infatti attingere anche da questi contenuti. Avere quindi una presenza su Google Knowledge Graph influenzerà positivamente anche Discover. Discorso molto simile vale anche per Google My Business. Si tratta di quel servizio che permette di mostrare informazioni sulla propria attività (come ad esempio foto, orari di apertura, servizi ecc.).

=>Puoi gestire My Business da questa pagina.

Google my business
Curare la scheda My Business della propria attività può essere utile anche per “stimolare” i contenuti su Google Discover.

Insomma tirando le somme, curare la propria presenza approfittando di tutti gli strumenti che Google propone è un buon modo per avere più opportunità di farsi notare. Anche quando si sfrutta  Google Discover.

Come misurare l’impatto di Google Discover

Google Discover è quindi potenzialmente uno strumento potente e importante per accrescere il traffico al proprio sito. Ma come si fa a monitorare? Google purtroppo tratta l’intero traffico come fosse proveniente dalla comune ricerca, quindi su Analytics non è così immediato discriminare gli utenti a seconda di come hanno raggiunto il sito.

Fortunatamente però viene in aiuto la Google Search Console. In questo caso se il proprio sito è correttamente indicizzato e mostrato su Discover, si avrà accesso ad un report ad hoc.

google-discover-search
Google Search Console mostra un report ad hoc se il proprio sito è indicizzato su Google Discover

Esiste comunque anche un modo per trasportare questi dati su Analytics. Ecco come fare:

  • scaricare il file .csv relativo alle pagine presenti nel report di Discover;
  • creare un filtro avanzato andando su Comportamento – contenuti del sito – tutte le pagine inserendo come parametri

Una delle soluzioni più semplici per monitorare è di scaricare il file .csv contenente tutte le pagine presenti nel report di Discover sulla GSC e creare un filtro avanzato su Google Analytics andando su Comportamento > Contenuti del sito > Tutte le pagine con la seguente combinazione di parametri:

Correggere l’algoritmo

Google offre all’utente finale la possibilità di apportare dei suggerimenti, introdurre delle regole con cui l’utente può in parte comandare l’algoritmo. Nello specifico si può decidere di:

  • seguire uno specifico argomento. Per farlo basta premere i tre puntini sulla preview della singola notizia e premere segui (ripremendo si smette di seguire);
  • inibire un certo tema o una certa fonte. Per farlo è sufficiente premere sui simboli di “divieto” (che esplicitano il non interessamento di un tema e la volontà di non mostrare notizie di una fonte). Il tutto è molto intuitivo;
  • visualizzare e modificare i singoli contenuti che si sceglie di non mostrare. Questi vengono riassunti nel sotto menu “contenuti nascosti”.
  • controllare dal menu “i tuoi interessi” tutti gli argomenti seguiti così come i luoghi seguiti;
  • nascondere argomenti che non interessano (in questo caso quindi si è ad un gradino superiore rispetto al singolo contenuto). Google mostra qui la lista delle chiavi di ricerca usate recentemente dall’utente che considera per l’appunto argomenti di interesse.

Tra le azioni correttive, l’utente può anche modificare la frequenza di aggiornamento del feed (d’altronde Google ha voluto creare un prodotto utile e poco invasivo). Per farlo è sufficiente toccare l’icona di controllo (una barretta con un puntino in centro) che si trova sotto ad ogni scheda e poi la voce “altro”. A questo punto è possibile scegliere di avere meno aggiornamenti.

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