TikTok Fa Causa all’Amministrazione Trump

TikTok sta valutando di opporsi al bando del governo degli Stati Uniti nei suoi confronti tramite un’azione legale.

L’applicazione cinese, attualmente, ha ancora qualche mese per decidere se vendere le proprie operazioni sul territorio U.S.A. o se abbandonare il mercato statunitense.

La piattaforma, però, sembra aver trovato nei tribunali statunitensi una terza strada da percorrere.

TikTok Social Network

TikTok: l’ultimatum di Trump

Appena tre settimane fa, il 6 agosto, Trump firmò un ordine esecutivo che mise in seria difficoltà TikTok. Esso ordinava al social network di abbandonare il mercato U.S.A. o di trovare un acquirente nel giro di 45 giorni. Questi 45 giorni, grazie ad un nuovo ordine del 16 agosto, sono diventati 90 giorni.

Uno stralcio dell’ordine esecutivo recitava:

“TikTok acquisisce automaticamente numerose informazioni dai suoi utenti. Tra di esse ci sono dati sulla posizione e la cronologia di navigazione. Tutti questi dati potrebbero consentire al Partito Comunista Cinese l’accesso alle informazioni personali degli americani. Ciò. potenzialmente, consentirebbe alla Cina di rintracciare le posizioni di dipendenti e appaltatori federali, creare dossier di informazioni personali per ricattare e condurre azioni di spionaggio aziendale.

Le seguenti azioni saranno vietate a partire da 45 giorni dopo la data del presente ordine, nella misura consentita dalla legge: qualsiasi operazione con ByteDance Ltd da parte di qualsiasi persona soggetta alla giurisdizione degli Stati Uniti”.

Dietro le scelte dell’amministrazione Trump, quindi, ci sarebbe un comportamento poco trasparente da parte del social network.

Sino a qualche giorno fa, inoltre, sembrava scontata l’acquisizione delle operazioni statunitensi del social da parte di Microsoft. Le notizie delle ultime ore, però, hanno fatto cambiare le carte in tavola.

Il social fa causa a Trump

Nelle scorse ore, Josh Gartner, portavoce di TikTok negli U.S.A., ha dichiarato:

“Per assicurarci che la legge non sia ignorata e che i nostri utenti e la compagnia siano trattati in modo corretto, non abbiamo altra scelta che impugnare l’ordine esecutivo attraverso il sistema giudiziario”.

In poche parole, TikTok punta ad evitare gli ordini del decreto presidenziale del 6 agosto puntando sulla sua possibile irregolarità.

ByteDance, società proprietaria del social network, quindi, dovrà tentare di difendersi facendo leva unicamente sui possibili cavilli legali e sull’incostituzionalità dell’iniziativa dell’amministrazione Trump.

Attualmente, non sembrano esserci soluzioni alternative. Pare che neanche gli sforzi di ByteDance nel collaborare con la Casa Bianca siano serviti.

A tal proposito, Gartner ha dichiarato:

“Sebbene siamo in forte disaccordo con le preoccupazioni dell’amministrazione, per quasi un anno abbiamo cercato di impegnarci in buona fede per trovare una soluzione costruttivaQuello che abbiamo riscontrato è che c’è stato il mancato rispetto delle procedure previste dalla legge, dal momento che l’amministrazione non ha tenuto in considerazione i fatti e ha provato a inserirsi all’interno di negoziati tra privati”.

Nel frattempo, l’organizzazione no profit WeChat Users Alliance ha già avviato una causa contro l’amministrazione Trump. L’organizzazione, che include anche tante piccole attività commerciali, non ha nulla a che fare con Tencent, proprietaria di WeChat.

Anche quest’ultima applicazione ha subito delle restrizioni da parte del governo U.S.A. negli ultimi mesi.

Essa è molto usata dai sino-americani che vivono negli Stati Uniti ed è tra le più usate in assoluto in Cina.

Battaglia politica?

Tutte queste mosse da parte del governo degli Stati Uniti, ufficialmente, sono dovute al non rispetto della privacy degli utenti.

La preoccupazione principale dell’amministrazione Trump, però, sta nel rischio che i dati degli utenti possano essere usati a discapito della sicurezza nazionale.

In pratica, ci troviamo nel pieno di una sorta di guerra fredda moderna.

Ad onor del vero, però, questa guerra è iniziata molti anni fa a causa della Cina, che negli anni ha bannato i seguenti siti web di proprietà americana:

  • Google: 2010
  • Facebook: 2009
  • Instagram: 2014
  • Twitter: 2009
  • Tumblr: 2016
  • Pinterest: 2017
  • WhatsApp: 2017
  • Discord: 2018

Inutile dire che molte aziende statunitensi, tra le quali Apple, Ford e Walt Disney, hanno espresso preoccupazione per tutti questi eventi. Esse, infatti, hanno interessi in Cina e rischierebbero di perdere molti soldi in caso lo scontro tra U.S.A. e Cina dovesse infiammarsi ancor di più.

Anche gli inserzionisti statunitensi che usano TikTok sono molto preoccupati. Il social network offre un target di pubblico estremamente interessante e perderlo sarebbe un vero peccato.

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About Vincenzo Napolitano

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