Investire in Criptovalute: come funziona, rendimenti e tutto quello che c’è da sapere

Nascita e caratteristiche delle criptovalute

La criptomania

Le criptovalute sono sulla bocca di tutti ormai da parecchi mesi e non è facile individuare il motivo. Le ipotesi sono almeno due: la curiosità di capire quando una delle mode del momento verrà meno e quella di capire fino a quando investire su di loro sarà davvero conveniente, ma anche la volontà di capire la loro nascita e le loro caratteristiche.

Già sulla distonia tra il termine tradotto in italiano e l’originale inglese, “cryptocurrency”, si potrebbe aprire un dibattito buono per chiarire quanto sia complesso il mondo che c’è dietro l’eventuale guadagno che si può ottenere, ma anche per capire la volatilità della materia.

Motivi di un boom

Le criptovalute utilizzano infatti tecnologie che si sviluppano su reti informatiche i cui nodi sono differenti da computer a computer (‘peer to peer’, ovvero i nodi non sono gerarchizzati unicamente sotto forma di client o server fissi, bensì anche anche sotto forma di nodi equivalenti o ‘paritari’, detti appunto ‘peer), visto che il sistema digitale utilizzato è di tipo crittografico.

Di fatto ad ogni transazione corrisponde un record che viene validato dai vari nodi: solo in questo modo la transazione può definirsi accettata. Su questa rete vengono eseguiti programmi che svolgono funzioni di portamonete.

Facile quindi capire che non si è di fronte a denaro “fresco” e reale, bensì a una moneta elettronica che esiste sotto forma di dati digitali, visto che l’obiettivo è proprio quello di favorire pagamenti o trasferimenti in denaro senza passare per gli istituti bancari, garantendo quindi una maggiore sicurezza nelle transazioni.

Altrettanto facile capire come non ci sia alcuna autorità centrale che controlla tutto il meccanismo. Insomma: all’apparenza è un gioco, se non fosse che la cosa è maledettamente seria. Basti tutto questo per esprimere il successo delle cripto.

investire in criptovalute

Le criptovalute più usate: il Bitcoin e i suoi fratelli

La conferma di quanto la moda sia ormai dilagante c’è il fatto che quasi giornalmente nascono nuove criptovalute che spingono a provare ad investire gli appassionati, i curiosi o semplicemente i temerari dei guadagni facili.

Ad avviare una macchina che oggi sembra irrefrenabile fu un giapponese fu l’ormai mitico programmatore Satoshi Nakamoto, una figura tuttora avvolta nel mistero del quale non è mai stata svelata l’identità, nel 2009 ha avuto l’idea di creare un sistema monetario non centralizzato e che appunto non fosse controllato da un ente finanziario o bancario.

Nasce così Bitcoin, la prima criptovaluta della storia, nonché tuttora la più famosa, la più usata e la più sicura, nonché quella a più alta capitalizzazione. I motivi del successo sono molteplici.

  1.  i costi modici legati a ciascuna transazione, oggi pari a cinque euro;
  2. la sua facile struttura, inoltre, permette a Bitcoin di reggere sette transazioni al secondo;
  3. il fatto di utilizzare la crittografia per rendere anonime le transazioni, generando così nuova valuta e attribuendo la proprietà di ogni singola parte dei Bitcoin;
  4. la peculiarità del Bitcoin è però essenzialmente quella che, differentemente dalle classiche valute tradizionali, è sprovvista di un’entità centrale che controlla la quantità di denaro in circolo e il suo costo: il Bitcoin è quindi di fatto un network completamente decentralizzato e indipendente, che punta a garantire il trasferimento ed il possesso anonimo delle monete all’interno della rete.

Tutto questo ha inciso sull’ascesa vertiginosa del valore dei Bitocoin: se uno nel 2009 valeva soltanto pochi dollari, adesso un Bitcoin ne vale migliaia ed ogni previsione sulla crescita rischia di essere smentita. Secondo un report di Saxo Bank, infatti, il prezzo di Bitcoin potrebbe arrivare a 100,000 dollari nel 2027.

Ma la gamma di cripto è vastissima, sebbene in gran parte si tratti di cover più o meno riuscite.

Tra le altre citiamo:

  1. l’Ethereum, che può essere considerata l’antagonista più credibile di Bitcoin, strutturata come un grande computer che ospita programmi informatici di ultima generazione;
  2. il Dash, simile a Bitocoin, ma più veloce;
  3. il Litecoin, che rispetto alla “regina” utilizza un sistema di crittografia molto complesso
  4. Peercoin, che non richiede un hardware specifico, garantendo quindi a tutti gli utenti di bloccare un nodo della catena ricevendo come token una quantità di peercoin;
  5. Titcoin, la cripto “per adulti”, che permette a chi acquista un prodotto o un servizio di usufruirne senza che resti traccia del pagamento nella cronologia della carta di credito;
  6. Dogecoin, valuta utilizzata solo per fare pagamenti, veloce e con minimi costi di commissione.

Criptovalute: come funzionano

Il Blockchain 

Non esiste criptovaluta senza la sua catena di blocchi. Una delle regole-base meglio conosciute dagli esperti della materia riguarda il cosiddetto Blockchain, appunto la “catena dei blocchi”, nata di fatto in contemporanea con la diffusione delle monete virtuali.

Si tratta di una sorta di libro mastro, di un database in cui vengono salvate tutte le transazioni effettuate con le criptomonete, a loro volta inserite dentro a dei blocchi, di fatto le pagine di questo libro: come quando si lavora su un file di un pc tutto è perso se non si clicca sul fatidico “salva”, così un’operazione non può definirsi conclusa e finalizzata se non viene registrata sul blockchain, operazione non reversibile che richiede solo qualche minuto e che è fondamentale, oltre che per il salvataggio, anche perché permette di evitare duplicazioni.

Ogni blocco contiene in sé un hash, ovvero un codice che identifica in maniera univoca la catena di blocchi precedenti. La caratteristica chiave dei blockchain è quella di essere un sistema decentralizzato, dove più nodi contengono la stessa blockchain.

Il Wallet

Affiancato al blockchain c’è il Wallet, ovvero il classico portafoglio: ogni cliente ne ha uno, che può anche essere salvato sull’hard disk del proprio computer. Qui vengono registrate tutte le transazioni effettuate, ma la sua funzione è soprattutto quella di far inviare o ricevere criptomonete.

Il Fork

Altro termine inglese da memorizzare è il Fork, che si verifica quando la catena si spezza, ovvero quando la moneta virtuale in questione subisce un cambiamento del codice originario, causato dall’aumento della dimensione del blocco o da modifiche generali della rete. Tale cambiamento rende necessaria la creazione di una nuova versione della Blockchain.

Il Fork può essere ‘Soft’, se l’aggiornamento del software è retrocompatibile con le versioni precedenti e quindi permetterà anche a chi non ha eseguito l’upgrade di partecipare alle transazioni, o ‘Hard’, se gli aggiornamenti non sono compatibili con le versioni precedenti.

In caso di Hard Fork la blockchain si spezzerà in due parti dando vita a una nuova catena soggetta a regole diverse da quella originaria, che resterà immutata. Le due catene coesisteranno, ma tutti i partecipanti alle transazioni dovranno necessariamente effettuare l’upgrade.

Criticità delle criptovalute

L’aumento che pare inarrestabile del numero di criptovalute disponibili porta con sé rischi inevitabili legati essenzialmente alle fluttuazioni del mercato.

Non è raro infatti passare anche in breve tempo da periodi di crescita esponenziale, che ha raggiunto anche il 300% del valore, ad altri di calo improvviso che hanno messo in difficoltà gli investitori più inesperti e che si erano fatti trascinare dall’entusiasmo e dagli iniziali guadagni.

Il trend nel complesso resta comunque positivo, ma si tratta pur sempre di denaro virtuale, quindi l’oscillazione dei rendimenti è un fattore endemico che va accettato. Il rischio, insomma, vuole la propria parte.

 

Perché investire nelle criptovalute

Come iniziare

La prima cosa da fare per chi vuole investire in cripto è prepararsi bene, studiare e informarsi a dovere, ricorrendo a trader professionisti, più che alle informazioni trovate sul Web.

Occorre quindi individuare i migliori brokers e le offerte più convenienti, in modo da capire su quali valute specifiche indirizzarsi limitando, almeno per quanto possibile, i rischi.

Solo quando ci si sentirà pronti e si possederà la materia si potrà aprire il proprio portafofoglio e rendersi autori delle prime transazioni.

 

Le ICO

Se avete fatto le operazioni di cui sopra, portate ancora pazienza se pensate di essere già pronti per contare i vostri guadagni. Per la strada della felicità dovete infatti affidarvi a tre lettere, ICO.

L’acronimo sta per “Initial Coin Offering”. Si tratta di fatto di forme di finanziamento che danno la possibilità di investire nella creazione di criptovalute in fase embrionale e poi guadagnare una volta che la valuta viene quotata in un Exchange.

Nel dettaglio per reperire finanziamenti si propone al pubblico un piano che sarà realizzato attraverso una Blockchain con creazione di token da cedere ai soggetti finanziatori.

Chi ha accettato il rischio ha riscosso successi notevoli: investendo pochi dollari in una nuova ICO ad alto potenziale dopo l’inserimento in un Exchange si è visto impennarsi il valore della criptovaluta anche del 2.000% o 3.000% in pochi giorni.

 

Vantaggi, svantaggi e rischi

Investire sulla valuta del futuro può cambiare la vita di un investitore, così come può accadere con ogni attività che presuppone una percentuale di rischio.

I motivi per convincersi ad agire sono però molteplici:

  1. l’esistenza di un limite sulla quantità di criptomonete disponibili, aspetto che può portare a pensare che il loro valore aumenterà nel tempo;
  2. il basso costo delle transazioni rispetto a quello delle transazioni effettuate tramite i tradizionali sistemi bancari;
  3. infine, il capitolo della sicurezza e della privacy, garantita al 100%: governi e banche non possono infatti intervenire in alcun modo sul conto e trattandosi di moneta digitale non esiste rischio di contraffazione

Passando ai rischi, come detto, la vastità della gamma di cripto sul mercato è direttamente proporzionale ai dubbi in merito all’investimento.

  1. Il primo è legato alla mancanza di esperienza sul tema, che può portare a contrarre prestiti o a usare tutti i propri risparmi per investire: prima di agire è sempre meglio farsi guidare da chi conosce la materia e chiedere consulenze a istituti di credito;
  2. da citare, ovviamente, pur potendo apparire scontato e intrinseco, è il rischio legato alle fluttuazioni dei prezzi;
  3. inoltre non vanno trascurati i rischi legati all’hacking, in particolare per i falsi wallets: quando una moneta viene rubata recuperare i token può diventare difficile visto che chiunque detenga i codici di crittografia legati alla moneta ne diventa il proprietario e questo sistema di anonimato può incoraggiare gli hacker che possono così applicare il cosiddetto double-spending, ovvero l’aggiunta di una nuova transazione al blockchain per far spendere soldi che l’investitore in realtà non possiede, con conseguenze facilmente immaginabili. Per arginare questo problema sono stati creati degli hardware wallet, vere e proprie chiavette USB dove vengono memorizzate le chiavi private legate alla valuta;
  4. infine, il rischio legato al phishing. Email contenenti richieste di fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso vanno prese con le molle: il consiglio è quello di aprire solo mail provenienti da siti affidabili.

 

Rendimenti: i segreti per capire il mercato

Come prevedere il rendimento delle criptovalute a medio-lungo termine? La domanda verrebbe spontanea al più sprovveduto degli investitori, ma non spaventatevi perché il problema è serio e tormenta anche esperti mondiali del settore.

A rispondere hanno provato due economisti dell’Università di Yale, Aleh Tsyvinski e Yukun Liu, che hanno pubblicato uno studio intitolato “Rischi e rendimenti delle criptovalute”, opera che si propone anche l’ambizioso progetto di anticipare l’andamento del mercato. Tsyvinski e Liu hanno proceduto analizzando i dati storici delle valute più diffuse, ovvero bitcoin, ethereum e ripple, rilevando due fattori chiave che potrebbero aiutare a capire come si comporterà il mercato.

Tali fattori sono stati chiamati

  1. effetto momentum e
  2. effetto attenzione degli investitori.

Il primo, come intuibile, si basa sul confronto delle tendenze in corso e può essere sintetizzato con una richiesta espressa all’investitore: “avere pazienza”. Il consiglio è ad esempio quello di mantenere una criptovaluta per almeno una settimana dopo l’inizio dell’investimento prima di cominciare a pensare di venderla per guadagnarci. Insomma: osserva il mercato e temporeggia e nel caso di nuovi slanci al ribasso, uscire dal mercato è la strada più saggia.

Quanto all’ effetto “attenzione degli investitori”, esso si basa sulle “tendenze social e sull’andamento dei motori di ricerca. In altre parole, la presenza del nome delle criptovalute ai primi posti delle query di ricerca indicherebbe che il suo prezzo aumenterà nelle prossime settimane, mentre al contrario la presenza di parole come “bitcoin hack” farebbe pensare alla diminuzione del prezzo.

 

Le criptovalute più convenienti oltre al Bitcoin

La regola base nel mondo degli investimenti virtuali è quello di non puntare su una sola moneta, distribuendo il proprio montepremi sulle “Altcoin”, ovvero le alternative ai Bitcoin.

Così, dopo aver aperto il proprio portafoglio con i Bitcoin, il consiglio è quello di prendere in considerazione Ethereum, ovvero la valuta al secondo posto in termini di capitalizzazione e in continuo aumento.

A seguire, la terza valuta virtuale per capitalizzazione di mercato è il Ripple, che offre la possibilità di inviare a ricevere denaro senza alcun tipo di commissione.

Infine citiamo Litecoin, cronologicamente la prima vera alternativa al Bitcoin, ma incapace di evolversi come era lecito attendersi.

Si può però consigliare in particolar modo ai principianti perché il suo funzionamento si basa su una tecnologia simile a quella del Bitcoin.

 

2020: che anno sarà per le criptovalute?

Per un articolo che esce alla fine del 2019 è impossibile non provare a rispondere su quali criptovalute potranno rappresentare nel 2020 la gallina dalle uova d’oro.

Detto e ripetuto di quanto il mercato sia fluttuante, con il rischio di far arrossire anche chi le previsioni le fa di mestiere, il Bitcoin, grazie alla solidità della struttura che sta convincendo sempre più investitori ad ogni angolo del mondo, sembra mettere d’accordo tutti gli analisti dall’alto di previsioni che lo danno oltre i 10.000 dollari e in continuo rialzo.

Già, ma se abbiamo consigliato di non limitarsi ad una sola criptomoneta, quale può essere affiancati ai Bitcoin? Puntare sui Ripple può essere conveniente, alla luce di un valore unitario ancora alto: secondo le previsioni degli esperti, durante il 2020 il Ripple potrebbe agevolmente superare quota 0.30 centesimi.

Capitolo delicato quello che riguarda l’Ethereum, reduce da un 2019 deludente, ma che viene stimato in rialzo nei prossimi 12 mesi, quando il suo valore potrebbe anche collocarsi sopra i 300 dollari.

 

Le piattaforme più usate

Il trading nel mercato delle criptovalute richiede di affidarsi alle Exchange, ovvero piattaforme sulle quali avvengono le transazioni elettroniche.

Di fatto è come se si dovesse aprire un conto corrente, ma senza le spesso fastidiose controindicazioni che questo comporta.

E allora è logico chiedersi quale “conto” convenga aprire in base alle proprie esigenze. In questo caso bisogna affidarsi alle migliori piattaforme regolamentate e autorizzate, attraverso le quali è possibile investire al rialzo e al ribasso e così guadagnare a prescindere dal trend della criptovaluta.

Le più sicure sono eToro, considerata la numero uno in assoluto, in quanto gratuita, con zero commissioni e zero costi nascosti, 24Option, XTB ed IQ Option.

Parere unanime degli esperti è quello di utilizzare le piattaforme CFD, acronimo di Contratti per Differenza, il cui vantaggio è quello di permettere di investire senza acquistare criptomonete

 

Come guadagnare con le criptovalute: il lending

Affrontiamo infine il capitolo legato alle rendite passive. Come guadagnare una volta che abbiamo individuato le criptomonete su cui investire?

Le rendite passive da cripto sono sistemi di guadagno che consentono di accumulare guadagni semplicemente mantenendo delle criptovalute sul proprio portafoglio o sfruttando piattaforme che garantiscono un interesse più o meno elevato.

I cosiddetti servizi di lending possono far pensare in apparenza a prestiti da richiedere, ma si tratta dell’esatto opposto: con le criptovalute è l’investitore che diventa il prestatore.

Il lending è allora il prestito che l’investitore fa a un’altra persona singola, a una società o ad un exchange, ricevendone in cambio interessi, il cui ammontare varia a seconda del tipo di servizio, ma che è calcolato su base annua, o semestrale o trimestrale, ma in alcuni casi anche su base giornaliera, ovvero già allo scoccare della mezzanotte.

A rendere accattivante il lending con le criptovalute è la possibilità di prestare cryptoasset avendo la quasi totale certezza di non rischiare di perdere il capitale.

 

Conclusioni: perché investire nelle criptovalute

Alla fine del nostro percorso dovrebbe essere chiaro a tutti perché investire nelle criptomonete sia un’operazione da fare sì a ragion veduta, ma con la massima tranquillità.

Meglio però ribadire qualche altro concetto, come quello che a spingere a gettarsi nel mercato dei token non devono essere solo meri fini speculativi, ma perché si è capito a 360° le potenzialità di quella che può essere considerata a tutti gli effetti la nuova frontiera degli investimenti.

Imparare quali sono le strategie di investimento vincenti è indispensabile per trasformare un divertimento in una fonte di arricchimento a patto di ragionare in modo diverso rispetto a come si fa con il mercato tradizionale.

Capire che il comportamento delle criptovalute non dipende solo dal loro legame con il blockhain, come capiterebbe con azioni e valute tradizionali, è fondamentale. La conseguenza sarà aver compreso come il mercato può cambiare momento dopo momento e entrare nella testa degli investitori.

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