Aprire un’Attività a Bali: Come Fare? Tassazione?

Aprire un’attività a Bali è tra i sogni ricorrenti di molti occidentali.

Essa è una delle più belle isole di tutta l’Indonesia.

Molti europei e molti statunitensi, non a caso, la selezionano come loro nuova casa. Essa offre un clima tropicale, spiagge bellissime e scorci mozzafiato.

Prima di aprire un’attività sull’isola, però, c’è bisogno di informarsi bene al fine di non rischiare di perdere soldi!

Prenditi qualche minuto per te e mettiti comodo. In questo articolo ti spiegheremo come poter lavorare a Bali e quali sono le cose più importanti da sapere.

Bali: informazioni sull’Indonesia

Come detto, Bali è una delle più importanti isole dell’Indonesia.

Per poter investire sul territorio, quindi, è necessario conoscere quella che è la cultura del Paese, come è amministrato e come funziona in generale la sua economia.

Se non si conoscono le persone e i luoghi con i quali avremo a che fare, l’insuccesso delle nostre idee imprenditoriali è garantito.

Di seguito ti spiegheremo tutte queste cose.

Bali spiaggia
Bali offre delle spiagge bellissime ed incontaminate.

Popolazione

L’Indonesia nel 2018 contava più di 270 milioni di abitanti. Essa è il quarto Paese al mondo per numero di abitanti.

Una curiosità sta nel fatto che di questi 270 milioni di persone, ben 148 milioni vivono sull’Isola di Giava, che gode del primato di isola più popolata sulla Terra.

Secondo alcune stime, la popolazione raggiungerà i 315 milioni di abitanti entro il 2035.

In Indonesia c’è una gran varietà di etnie e dialetti. Si contano, infatti, circa 400 gruppi etnici e ben 742 tra lingue e dialetti. La lingua più parlata, però, è il giavanese. Esso è parlato da oltre 110 milioni di persone.

Nonostante in passato ci sia stata qualche tensione sociale e qualche scontro, tutte queste etnie e culture convivono in maniera serena.




Tra le minoranze più influenti ci sono quelle dei cinesi indonesiani, che rappresentano meno del 5% della popolazione indonesiana. Essi, però, sono tra i gruppi etnici più ricchi e la cosa, in passato, ha scatenato più volte il risentimento del resto della popolazione.

Gli europei, in particolare gli olandesi, in passato hanno dominato sull’Indonesia, che ha raggiunto l’indipendenza solo negli anni ’40. Gli appartenenti ai gruppi etnici europei che vivono in Indonesia vengono chiamati “totok” e rappresentano meno dello 0,5% della popolazione indonesiana.

Religione

L’Indonesia ha il primato del paese a maggioranza musulmana più popoloso del mondo. L’87,17% della popolazione, infatti, segue questa religione.

Per quanto riguarda le altre religioni, è stata rilevata la seguente suddivisione:

  • 6,96% della popolazione di fede protestante
  • 2,91% della popolazione di fede cattolica
  • 1,8% della popolazione pratica l’induismo
  • 3,4% della popolazione pratica altre religioni

Il governo indonesiano riconosce ufficialmente le seguenti sei religioni:

  • Islam
  • Protestantesimo
  • Cattolicesimo
  • Induismo
  • Buddhismo
  • Confucianesimo

Fortunatamente, però, la costituzione indonesiana prevede la libertà di poter praticare la religione che si preferisce. Le varie comunità religiose, inoltre, convivono pacificamente tra di loro.

Alcune tensioni religiose legate al fondamentalismo islamico si sono manifestate in maniera sporadica negli scorsi anni, ma sono scomparse rapidamente.

Bali è considerata la “capitale” dell’induismo indonesiano. L’isola, chiamata anche “isola degli dei”, conta più di 20.000 altarini dedicati alle varie divinità. Queste ultime sono numerosissime e non è possibile riportare un loro elenco esaustivo in questa sede.

Nonostante ora siano religioni minoritarie, il buddhismo e l’induismo hanno influenzato in maniera significativa la cultura indonesiana.

L’Islam ha raggiunto il Paese a partire dal XIII secolo. In particolare, esso fu introdotto per la prima volta nell’isola di Sumatra attraverso i mercanti che la visitavano. Dal XVI secolo, l’Islam è la religione dominante nel Paese.

Popolazione Bali
In Indonesia convivono pacificamente centinaia di etnie e molte religioni.

Lingue parlate

Ufficialmente, la lingua nazionale è l’indonesiano. Essa è insegnata nelle scuole ed è utilizzata da politici, uomini di affari, mass media.

L’indonesiano è una variante della lingua malese ed è utilizzata come lingua franca nell’intero arcipelago.

Nonostante la sua ampia diffusione già nel passato, l’indonesiano fu reso lingua ufficiale del Paese solo dopo l’indipendenza ottenuta nei confronti dell’Olanda, avvenuta nel 1945.

Nella pratica, molti indonesiani parlano come prima lingua uno dei tantissimi dialetti locali, ma essi conoscono bene anche la lingua indonesiana. Tra i dialetti più parlati, come detto, c’è il giavanese (che è la lingua del principale gruppo etnico del Paese).

I più anziani, inoltre, conoscono abbastanza bene anche l’olandese. Ciò è dovuto al fatto che fino al 1945 l’intero arcipelago era in mano olandese.

Una curiosità sta nel fatto che, nonostante la dominazione olandese sia durata 350 anni, pochi sono coloro che parlano fluentemente l’olandese. Oltre agli anziani, infatti, esso è masticato un po’ da chi pratica professioni legali, dato che molti codici e leggi furono scritti in olandese.

Nei luoghi più turistici, ad esempio Bali, la popolazione del luogo capisce un po’ di inglese. Se si vuole andare a vivere in pianta stabile sull’isola, però, imparare un po’ di indonesiano è d’obbligo.

Cultura

La cultura indonesiana cambia a seconda dell’area del Paese in cui ci troveremo.

In generale, possiamo dire che la sua architettura vede tra le influenze maggiori quelle appartenenti alla tradizione architettonica indiana. Non mancano, però, edifici che ricordano architetture europee, cinesi ed arabe.

Gli indonesiani amano molto il genere musicale “dangdut”. Esso consiste in una commistione di musica pop contemporanea con influenze legate al mondo della musica malese, indiana e folk araba.

Inutile dire che, visti i tantissimi gruppi etnici, ognuno di essi ha delle peculiarità culturali che lo rendono unico rispetto a qualsiasi altro gruppo.

Una cosa che accomuna tutti gli indonesiani è il riso. Esso è alla base della loro cucina.

Da quando è caduta la dittatura di Suharto nel 1998, inoltre, la libertà di espressione nel Paese è aumentata notevolmente.

Nel 2007, meno del 10% degli indonesiani poteva accedere ad internet. Il web, quindi, non è tra gli strumenti preferiti dalla popolazione. Nelle principali isole e città, però, è possibile accedere senza alcun problema alla rete internet.

Lo sport nazionale è il silat. Si tratta di un’arte marziale che prevede combattimenti a stretto contatto con l’utilizzo di ginocchia, gomiti, mani, avambracci, coltelli e varie armi da impatto.

Tra gli sport più popolari, invece, troviamo il badminton e il calcio.

In linea generale, gli indonesiani legano il mondo dello sport al mondo delle scommesse e sono abituati a vedere praticare sport principalmente da individui di sesso maschile.

Popolazione Indonesia

Ordinamento dello Stato

L’Indonesia è una repubblica presidenziale divisa in varie province.

In totale, si contano 34 province. Cinque di esse godono di maggiore autonomia rispetto alle altre grazie ad uno statuto speciale.

Le province vengono a loro volta suddivise in reggenze e municipalità. Queste ultime due sono a loro volta divise in distretti e comuni.

Se volessimo individuare delle regioni geografiche che costituiscono l’Indonesia, esse sarebbero:

  • Sumatra
  • Kalimantan
  • Giava
  • Sulawesi
  • Piccole Isole della Sonda (tra le quali c’è Bali)
  • Molucche
  • Nuova Guinea Occidentale

Tra le città principali possiamo trovare:

  • Giacarta (capitale del Paese)
  • Surabaya
  • Bandung
  • Medan

Per quanto riguarda il sistema politico del Paese, esso consiste in una repubblica presidenziale multi partito. Il presidente dell’Indonesia, quindi, è sia capo del governo che capo di stato.

La distinzione tra i poteri è eseguita nel seguente modo:

  • Potere legislativo condiviso tra il governo e due consigli che rappresentano il popolo.
  • Potere esecutivo esercitato dal governo.
  • Il potere giudiziario è indipendente dagli altri due poteri.

Economia

Il prodotto interno lordo nominale dell’Indonesia nel 2012 era pari a 879 miliardi di dollari. Ciò faceva posizionare il Paese al 16° posto tra i Paesi del mondo con il maggior PIL nominale.

Per quanto riguarda il prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto, invece, l’Indonesia occupa il 15° posto al mondo con una cifra che supera di poco i 1.279 miliardi di dollari.

La situazione è ben diversa per quanto riguarda il PIL pro capite nominale, che è pari a 3.594 dollari, cosa che fa posizionare il Paese come 114° al mondo per quanto riguarda il PIL pro capite nominale.

La situazione migliora leggermente se andiamo a vedere il PIL pro capite a parità di potere d’acquisto. Esso, infatti, è pari a 11.126 dollari e permette al Paese di occupare il 99° posto tra i Paesi con maggior PIL pro capite a parità di potere d’acquisto.

L’indice di sviluppo umano (ISU), nel 2018, era pari a 0,694. Un valore nella media. Per fare un rapido confronto, l’ISU italiano è considerato molto alto ed è pari a 0,883.

In Indonesia si utilizza la rupia indonesiana. Una rupia indonesiana è pari a 0,000059 euro.

In media, in un anno, un indonesiano guadagna 50.351.507 di rupie.

Il settore che contribuisce maggiormente al PIL è quello dei servizi (45,3%), seguito dal settore industriale (40,7%) e dall’agricoltura (14%).

L’Indonesia ha affrontato varie recessioni, ma alla fine è sempre riuscita a rendere stabile il valore della sua moneta.

Il Paese, inoltre, fa parte dell’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico. Per questo motivo, l’Indonesia gode di buoni rapporti con gli altri Stati membri dell’ASEAN: Filippine, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos e Cambogia.

Se vuoi toglierti qualche curiosità sul costo della vita in Indonesia, qui c’è un elenco esaustivo dei prezzi di molti beni in Indonesia.

Edificio tipico Bali
Tipico scorcio di Bali.

Permesso di soggiorno per vivere a Bali

Per poterti recare a Bali, ovviamente, avrai bisogno di un permesso di soggiorno.

Il requisito fondamentale per poter entrare in Indonesia è quello di possedere un passaporto con una validità residua di almeno 6 mesi a partire dal momento in cui entrerai nel Paese.

Il passaporto, inoltre, deve avere due pagine consecutive libere e deve essere in ottime condizioni.

Esistono vari tipo di visto per poter entrare in Indonesia. Ora te li descriveremo nel dettaglio.

Visto turistico da 30 giorni

Il visto più semplice da ottenere per entrare in Indonesia è il Free Entry Visa.

Nonostante venga comunemente definito visto, il Free Entry Visa non è un vero e proprio visto. Esso, infatti, consiste semplicemente in un timbro che permette di visitare come turista il Paese per 30 giorni.

Il giorno d’arrivo ed il giorno di partenza sono compresi all’interno del periodo di 30 giorni.

Per richiedere questo visto, oltre a rispettare i già citati requisiti per il passaporto, non dovremo far altro che rivolgerci ai controlli di frontiera subito dopo il nostro sbarco nel Paese.

Il Free Entry Visa, quindi, non chiede la compilazione di carte prima della partenza ed è totalmente gratuito.

Questo tipo di visto è ottenibile solo accedendo al Paese tramite determinati aeroporti e porti. Essi cambiano continuamente, quindi informati bene prima di partire.

Da notare che non è sufficiente che il visto sia richiedibile presso la città di arrivo, ma esso deve essere richiedibile anche presso la città di partenza.

In caso si dovessero sforare i 30 giorni di permanenza, saremo costretti a pagare una multa di 300.000 IDR al giorno (circa 17 euro).

Visto all’arrivo di 60 giorni

Il Visa On Arrival permette a chi lo ottiene di restare in Indonesia per ben 60 giorni.

Esso consente a chi lo richiede di restare 30 giorni nel Paese, ma a differenza del Free Entry Visa è rinnovabile fino a 60 giorni.

Come per il Free Entry Visa, esso sarà richiedibile al momento dello sbarco. Sul passaporto ci verrà apposto un timbro con le lettere “VOA“.

Per poter estendere il VOA, è necessario rivolgersi ai Kantor Imigrasi. Essi sono gli uffici immigrazione indonesiani e si trovano nelle principali città del Paese.

Per estendere il VOA, va mostrato al Kantor Imigrasi un documento che certifichi la data del nostro ingresso in Indonesia.

Sarà necessario recarsi presso un Kantor Imigrasi per almeno tre volte in caso si voglia rinnovare il VOA:

  1. Durante la prima visita dovremo compilare dei moduli nei quali ci vengono richieste informazioni quali il nostro alloggio in Indonesia. Durante questo primo appuntamento, dovremo consegnare il nostro passaporto, che sarà trattenuto fino al termine della pratica. Ci verrà consegnato anche un tagliando, che dovremo conservare fino al successivo incontro.
  2. Durante il secondo incontro, dovremo pagare la tassa per ottenere l’estensione del visto, lasciare le nostre impronte digitali e farci scattare delle foto. L’ufficio immigrazione potrebbe porci alcune generiche domande.
  3. Al terzo ed ultimo incontro verrà estesa la durata del VOA.

Tutto questo processo richiede circa 7 giorni. Per questo motivo, molti turisti affidano queste pratiche ad agenzie di viaggio locali.

Il VOA costa intorno ai 30 euro in fase di emissione. In caso di estensione della durata, inoltre, dovremo pagare altri 30 euro circa.

Cascata Indonesia
Molti luoghi dell’Indonesia offrono una natura incontaminata.

Visto turistico della durata di 60 giorni

Se già sei certo di aver bisogno di restare in Indonesia per un massimo di 60 giorni, questo visto è adatto a te.

Questo tipo di visto può essere richiesto all’Ambasciata Indonesiana in Italia e costa € 50. Può essere ottenuto anche affidandosi ad un’agenzia di viaggi che si occuperà di tutta la burocrazia al posto nostro.

Questo visto:

  • va richiesto almeno 60 giorni prima della data di partenza
  • dà diritto ad un solo ingresso nel Paese (non possiamo entrare ed uscire più volte nei 60 giorni)
  • richiede il possesso di un biglietto aereo di ritorno

Visto socio-culturale da 6 mesi

Questo tipo di visto è detto anche “Sosial Budaya Visa” (Sosbud).

Esso va richiesto tramite l’Ambasciata Indonesiana in Italia o tramite la sponsorizzazione da parte di una persona residente in Indonesia che dichiari di volerci ospitare durante il nostro soggiorno.

Oltre ai classici documenti, sarà necessario presentare anche un documento del nostro eventuale sponsor e una lettera su carta semplice scritta da quest’ultimo e contenente tutti i necessari riferimenti riguardanti il soggiorno.

Questo visto ha una validità iniziale di 60 giorni e va rinnovato ogni mese pagando una cifra pari a 355.000 rupie.

Altri tipi di visto

I tipi di visto che vi abbiamo mostrato sono particolarmente adatti a chi vuole iniziare a tastare il territorio prima di andare a lavorare o iniziare ad investire a Bali.

Esistono, però, anche altri tipi di visto appositi per chi vuole lavorare o trasferirsi in pianta stabile in Indonesia. Essi variano da caso a caso e vi consigliamo di consultare un’agenzia o un sito specializzato per capire quale è quello che fa al caso vostro.

Uffici immigrazione presenti a Bali

Ecco una serie di utili link ai quali puoi trovare alcuni uffici immigrazione presenti a Bali:

Quali lavori da dipendente non puoi fare a Bali

Se hai intenzione di trasferirti a Bali, devi sapere che come dipendente non potrai svolgere tutti i lavori disponibili.

Le persone con cittadinanza straniera, infatti, possono occupare solo ruoli che richiedono determinate capacità e qualifiche. Se vuoi fare un lavoro che non richiede alcuna competenza o è molto diffuso (manovale, meccanico, addetto alle pulizie), non potrai farlo. Questi posti di lavoro, infatti, sono riservati ai cittadini indonesiani.

L’Indonesia, purtroppo, è uno dei Paesi più famosi per quanto riguarda l’elevata burocrazia che devono affrontare i lavoratori stranieri che vogliono trasferirsi nel Paese.

Non a caso, la percentuale di lavoratori stranieri sul totale dei lavoratori del Paese è pari ad appena lo 0,1%.

Nel 2018, fortunatamente, è stata emanata una legge che ha ridotto leggermente la burocrazia che si trovano ad affrontare i lavoratori stranieri. Essa, però, non ha comunque risolto tutti i problemi relativi al lavoro dipendente per i cittadini stranieri in Indonesia.

Risaie Bali
Tipico paesaggio indonesiano.

Posizioni di lavoro non occupabili da stranieri

In base ad una legge del 2012, in Indonesia ci sono 19 posizioni lavorative non occupabili da lavoratori stranieri. Esse sono (alcune ve le riportiamo in inglese per evitare distorsioni di significato):

  1. Direttore del personale
  2. Responsabile relazioni industriali
  3. Manager delle risorse umane
  4. Supervisore dello sviluppo del personale
  5. Il supervisore del reclutamento del personale
  6. Supervisore del posizionamento del personale
  7. Supervisore allo sviluppo della carriera dei dipendenti
  8. Personnel Declare Administrator
  9. Amministratore delegato
  10. Specialista del personale e delle carriere
  11. Specialista del personale
  12. Career Advisor
  13. Consulente del lavoro
  14. Job Advisor and Counseling
  15. Employee Mediator
  16. Job Training Administrator
  17. Intervistatore per le risorse umane
  18. Job Analyst
  19. Specialista in sicurezza sul lavoro

Oltre alle posizioni di cui sopra, l’articolo 42:4 della legge sulla forza lavoro della Repubblica di Indonesia sottolinea anche che i lavoratori di cittadinanza straniera in Indonesia possono occupare determinate posizioni lavorative solo per un certo periodo di tempo.

Lavori da dipendenti concessi ai cittadini stranieri

La legge indonesiana, inoltre, elenca una serie di lavori che possono essere svolti dai cittadini stranieri.

Questi lavori riguardano l’industria dell’abbigliamento, l’industria dei metalli, l’industria dei mobili, l’industria delle scarpe e l’industria aerea.

Per un elenco completo delle posizioni disponibili, ti invitiamo a consultare questo link.

aprire attività bali

Aprire Attività a Bali

Se cercare lavoro come dipendenti in Indonesia è abbastanza complicato, quella di avviare un’attività imprenditoriale (magari proprio a Bali) è un’idea decisamente più intelligente.

Il Paese, infatti, è una meta turistica molto gettonata da europei e nordamericani. Investire in attività che hanno a che fare col turismo, soprattutto in isole come Bali, può rivelarsi una buona idea.

Secondo McKinsey, inoltre, entro il 2030 ben 90 milioni di indonesiani diventeranno parte integrante della classe dei consumatori. Ciò vuol dire che le società che producono beni di consumo vedranno un ulteriore trilione di dollari speso ogni anno dai nuovi consumatori.

Il Paese, inoltre, è stato valutato positivamente per quanto riguarda le riforme economiche che rendono più semplice fare affari al suo interno.

Anche la corruzione, che in passato era una vera e propria piaga, ha visto un drastico calo.

Tutto ciò ci fa capire come mai molte persone guardino con speranza all’Indonesia come terra promessa nella quale investire i loro risparmi.

Per poter avviare un’attività in Indonesia, però, è necessario conoscere le leggi del posto, altrimenti si rischia di perdere molto denaro.

Molti investitori consigliano di contattare il Comitato per il Coordinamento degli Investimenti Indonesiano o di affidarsi a qualche agente affidabile del posto. Altri, invece, consigliano di chiedere direttamente ad altri investitori europei o nordamericani e di gestire i propri affari direttamente dal posto.

Tra i link utili vi segnaliamo anche quello della camera di commercio e industria dell’Indonesia.

Il consiglio, se non si hanno contatti fidati, è quello di recarsi sul posto e gestire tutte le trattative in prima persona. Requisito fondamentale, ovviamente, è conoscere la lingua e le leggi.

Tipi di società in Indonesia

I cittadini stranieri possono aprire solo determinate attività in Indonesia. Come per i lavori da dipendente, infatti, alcuni settori sono off limits per gli stranieri che vogliono investire nel Paese.

Gli stranieri, in linea generale, possono costituire una PT PMA (Perseroan Terbatas Penanaman Modal Asing). Essa corrisponde alla nostra società a responsabilità limitata.

Per capire quali settori sono limitati, vi consigliamo di consultare il cosiddetto “Daftar Negatif Investasi“.

Le PT PMA possono essere al 100% di proprietà straniera o possono vedere una parte della proprietà in mano ad un cittadino del posto.

Vi sono dei settori che sono parzialmente chiusi agli investimenti esteri. Alcuni settori, infatti, prevedono una quota percentuale massima di proprietà di una PT PMA che può essere in mano ad un cittadino straniero.

Un altra tipologia di società che possiamo aprire sono i cosiddetti uffici di rappresentanza (KPPA). Essi ci permettono di tastare un po’ il mercato del Paese e, in caso volessimo proseguire la nostra avventura, possiamo trasformare la nostra KPPA in una PT PMA.

Spiaggia Indonesia
Bali è amata dai surfisti di tutto il mondo.

Cosa serve per aprire una società

Per fondare una PT PMA bisogna essere in almeno due azionisti. Uno dei due azionisti, inoltre, deve essere straniero.

Essendo straniero, l’azionista dovrà farsi assegnare un codice fiscale (detto NPWP) e dovrà ottenere un permesso di lavoro (detto KITAS).

Per costituire una società in Indonesia è necessario contattare il BKPM (il Comitato per il Coordinamento degli Investimenti Indonesiano). Esso, infatti, è l’agenzia che nel Paese si occupa degli investimenti effettuati da cittadini stranieri.

Se la burocrazia non fa per te, puoi sempre affidarti a qualche agenzia del luogo. Come detto, però, devi essere sicuro che l’agenzia o l’intermediario al quale ti rivolgerai siano degni di fiducia.

Il governo indonesiano, purtroppo, ha stabilito dei requisiti molto alti per poter investire nel Paese. Ciò è dovuto al fatto che si vogliono attrarre i grandi capitali stranieri, ma al tempo stesso si vogliono proteggere le piccole realtà locali.

Per poter investire in Indonesia, bisogna avere un capitale minimo pari a 10 miliardi di rupie (circa 587.000 euro). Il capitale da versare subito, però, è in generale pari al 25% del capitale totale (quindi 2,5 miliardi di rupie pari a circa 146.000 euro). La cosa comunque varia da settore a settore ed il consiglio è quello di contattare gli enti indonesiani sopracitati.

Nella pratica, però, molti investitori fondano una PT PMA senza versare nemmeno un euro su un conto bancario indonesiano. In molti settori, infatti, è possibile firmare una PT PMA semplicemente firmando un foglio sul quale è scritto che si è in grado di trasferire il denaro necessario su un conto bancario indonesiano in qualsiasi momento.

Di seguito i documenti necessari per aprire una PT PMA in Indonesia:

  1. Una business license rilasciata dal BKPM.
  2. Una principle license rilasciata dal BKPM.
  3. Un atto costitutivo firmato da un notaio. Sull’atto devono esserci i nomi dei fondatori, i nomi dei membri del consiglio di amministrazione, i nomi di tutti gli azionisti ed i nomi dei membri del consiglio dei commissari.
  4. Una lettera che certifichi il domicilio da parte dell’autorità distrettuale locale.
  5. Un numero fiscale (NPWP) e il certificato della tassabilità dell’impresa (detto PKP).
  6. Il certificato di registrazione aziendale (TDP) per servizi di licenza integrati (BPPT).
  7. Un documento che faccia da resoconto circa la forza lavoro e sul benessere aziendale. Esso è rilasciato dal ministero della manodopera.
  8. Stato dell’entità giuridica della PT PMA. Questo documento è rilasciato dal ministero della legge e dei diritti umani.

Tasse a Bali

Anche in Indonesia, purtroppo, si pagano le tasse!

Di seguito ti spieghiamo rapidamente quali tasse pagano le persone fisiche e quali tasse pagano le imprese.

Tassazione per le persone fisiche

Le persone fisiche saranno considerati contribuenti dall’Indonesia se si tratterranno nel Paese per più di 183 giorni.

Alla fine di ogni anno fiscale, saremo invitati a dichiarare tutte le nostre attività e tutte le nostre passività. Dovremo prestare attenzione anche ad eventuali convenzioni tra il nostro Paese di origine e l’Indonesia. Tali convenzioni, infatti, possono far variare sensibilmente la percentuale di tasse che andremo a pagare, soprattutto per non rischiare di dover pagare una doppia imposizione.

Se ritarderemo con il pagamento delle tasse, dovremo pagare un interesse mensile del 2% sull’importo non pagato. Perpetrare questo comportamento nel tempo, però, può portare alla detenzione.

Per poter ottenere il rinnovo del permesso di lavoro, inoltre, dovremo pagare anche i contributi per i cosiddetti regimi di sicurezza sociale, di manodopera e sanitario.

Indipendentemente dal luogo da cui verremo pagati, tutti i nostri redditi saranno soggetti a tassazione.

Cosa importante: è importante ottenere un codice fiscale presso un ufficio delle imposte. Senza codice fiscale saremo costretti a pagare un’aliquota fissa del 20% in più sulle tasse.

Altra cosa importante riguarda i documenti da conservare. Tutti i documenti che dimostrano le vostre attività, le vostre passività e le tasse pagate vanno conservati per almeno 10 anni.

Ogni anno la dichiarazione dei redditi deve essere depositata presso un ufficio delle imposte e deve tener conto del periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre. Essa va depositata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello indicato nella dichiarazione.

Esiste anche uno sportello elettronico dell’ufficio delle imposte.

Ecco le aliquote applicabili al reddito imponibile:

  • 5% + importo fisso di 2,5 milioni di rupie fino a 50 milioni di rupie indonesiane
  • 15% + importo fisso di 30 milioni di rupie da 50 a 250 milioni di rupie indonesiane
  • 25% + importo fisso di 62,5 milioni di rupie da 250 a 500 milioni di rupie indonesiane
  • 30% + importo fisso di 62,5 milioni di rupie oltre 500 milioni di rupie indonesiane

Sono previste anche delle detrazioni:

  • 54 milioni di rupie se si è un contribuente
  • 4,5 milioni di rupie se si è sposati
  • 4,5 milioni di rupie per ogni persona che dipende economicamente da noi

Tassazione sulle imprese

Le società presenti in pianta stabile sul territorio, come le persone, sono tassate sui redditi prodotti ovunque.

In linea generale, l’aliquota fiscale sull’imponibile è pari al 25%. I dividendi sono tassati con una ritenuta del 15% o, in alternativa, concorrono all’imponibile dell’impresa.

A seconda della causa dell’utile, ad ogni modo, la tassazione varia. Qui un elenco esaustivo sulle varie tasse per le persone giuridiche.

È presenta anche un’imposta sul valore aggiunto. Essa colpisce molte delle transazioni effettuate nel Paese ed è pari al 10%.

Tempio Indonesia.
Tipico tempio indonesiano.

Consigli da chi ha già investito a Bali

Abbiamo ascoltato alcune persone che già hanno investito a Bali e il consiglio che ci ha dato la maggior parte di essi è sempre lo stesso: non fidatevi troppo della gente del posto.

Ovviamente, non stiamo dicendo che tutti gli indonesiani e, in particolare, tutti gli abitanti di Bali siano dei truffatori! Molti italiani che vivono sull’isola già da un po’, però, hanno dichiarato che hanno assistito a numerose truffe ai danni di piccoli investitori stranieri.

Le truffe più diffuse hanno per protagonisti l’acquisto di immobili e terreni. A Bali, infatti, gli investitori stranieri possono acquistare terreni solo tramite leasing e, spesso, il prezzo di immobili e terreni viene triplicato dagli abitanti del posto se sanno che siamo degli stranieri.

Intermediari, avvocati e notai indonesiani, inoltre, sembrano di non godere di ottima fama tra gli investitori stranieri. Molti investitori, infatti, si sono lamentati della loro scarsa professionalità o, addirittura, di alcune truffe perpetrate a loro danno da questi “professionisti” del settore.

Un altro consiglio ricorrente è quello di aprire una PT PMA con un socio indonesiano solo se questo socio versa un capitale almeno pari a quello che versiamo noi.

Abbiamo letto non poche storie di investitori che hanno raccontato di aver aperto una società con un amico indonesiano di vecchissima data e che subito dopo l’apertura sono stati truffati da questo “amico”.

La cosa non ci stupisce più di tanto. Un investimento di 50.000 euro, che per noi può sembrare non esagerato, equivale a più di 10 anni di lavoro mettendo da parte il 100% dello stipendio per un indonesiano.

Il consiglio, quindi, è quello di imparare le basi della lingua, le leggi nazionali e di recarsi sul posto prima di effettuare qualsiasi grande investimento.

Conclusioni su Bali

Bali è un’isola paradisiaca, che può contare su un turismo florido e su molti servizi (trasporti, internet e così via).

Le leggi indonesiane non sono semplicissime da comprendere, ma le tasse non sembrano essere troppo elevate. L’avvio di un’attività a Bali, inoltre, è decisamente più economico rispetto all’avvio di un’attività in altre parti del mondo.

Se si ha il tempo e la volontà di recarsi sul luogo, investire in attività che puntano soprattutto sui turisti, quali resort, ristoranti o ostelli, può rivelarsi una scelta azzeccatissima!

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About Vincenzo Napolitano

Atletico, salutista, non procrastinatore, sensibile. Vincenzo Napolitano non è nulla di tutto ciò. Scrive cose di marketing (soprattutto digitale) per Notizie.Business.

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