Consulente SEO: Come Sceglierlo e Quali Caratteristiche deve Avere

Ormai avere un sito rappresenta un vero e proprio obbligo per le aziende. Oltre che una necessità sempre più impellente. Nel corso degli ultimi mesi, in particolare, le necessità sanitarie imposte dalla comparsa del Covid-19 hanno dato vita ad una vera e propria rivoluzione. Anche in ambito prettamente commerciale, ove molte imprese, nell’intento di continuare a lavorare in tempi di lockdown, hanno optato per la multicanalità. Ovvero per l’affiancamento di una vetrina online al vero e proprio negozio fisico.

Troppi, però, sembrano ancora attardarsi in un convincimento il quale può infine rivelarsi pericoloso. Ovvero quello in base al quale un sito ben fatto dal punto di vista grafico e caratterizzato da contenuti interessanti, si promuova da solo. Non è assolutamente così. E continuare a cullarsi in questo illusorio convincimento apre la strada ad una cocente delusione. Oltre che a danni di carattere economico di non poco conto.

Il sito non si promuove da solo

Hai dato vita al tuo sito, dandogli una bella veste grafica e inglobando contenuti molto interessanti? Devi sapere che questo è solo il primo passo per riuscire a sfruttarlo anche da un punto di vista finanziario, come è del resto nelle speranze di chiunque si accinga a pubblicare il proprio.

Manca in effetti ancora un elemento decisivo, ovvero il pubblico.

Se il sito verrà visto da pochi utenti, infatti, diminuiranno drasticamente le probabilità che esso possa ripagare gli sforzi profusi nella sua elaborazione.

Pochi utenti, in effetti, vanno a diminuire in maniera drastica le sue potenzialità. Anche in termini prettamente economici, in quanto si abbatte notevolmente la possibilità che una parte degli stessi dia vita alle azioni che sono in grado di ripagare in soldi lo sforzo profuso.

cosa sono i motori di ricerca
Per chi intende promuovere il suo sito il posizionamento sui motori di ricerca più famosi è praticamente obbligatorio

Per poter aumentare il proprio bacino d’utenza, c’è una strada che è praticamente obbligatoria. La quale consiste nello scalare i motori di ricerca e far comparire il sito nella loro prima pagina.

Un evento simile, in effetti, deve essere considerato alla stregua di un vero e proprio timbro. In quanto fornisce agli utenti la certezza che si tratta di un servizio autorevole e fatto in modo da poter essere fruito in maniera ottimale.

Chi non riesce a capire un concetto così semplice, condanna in pratica la propria creazione ad una vita stentata. E, soprattutto, si chiude la strada per possibili guadagni, che su Internet sono sempre più a portata di mano. Perché precludersi una opportunità di questo genere?

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Il segreto della popolarità sul web: la SEO

Per chi ha un sito e vuole ricavarne un guadagno, riuscire a piazzarlo nella prima pagina di Google non è soltanto un punto d’onore, ma anche una vera e propria esigenza.

Il sito, infatti, può anche essere bello da vedere, costruito ottimamente da un punto di vista tecnico ed essere molto interessante in termini di contenuti. Ma se nessuno lo trova, in quanto magari non è conosciuto, queste caratteristiche valgono in effetti molto poco.

Per capire meglio il concetto, occorre ricordare che ormai i siti esistenti su Internet, ovvero i domini registrati, sono quasi 2 miliardi. Di questi, almeno 200 milioni sono attivi e danno vita a continui aggiornamenti, giorno dopo giorno.

Pensare di far conoscere il proprio sito prescindendo dalla visibilità garantita dai motori di ricerca equivale a pensare di poter svuotare l’oceano con un cucchiaio.

Quindi, la visibilità assicurata sul web da Google e dagli altri motori di ricerca è un presupposto irrinunciabile. Pensare di poterne fare a meno è un atto che oltrepassa la temerarietà, sconfinando nella vera e propria follia.

Perché il primo atto che ogni utente di Internet compie, quando vuole saperne di più su un determinato argomento consiste nel rivolgersi ad un motore di ricerca, solitamente Google, ma non solo.

Da questa constatazione, ormai universalmente accettata, ne discende una domanda di non poco conto: esistono delle tecniche per poter conseguire la visibilità sui motori di ricerca in maniera efficace? La risposta è sicuramente positiva. Ed è da ricercare nella SEO. Di cosa si tratta precisamente?

Cos’è la SEO e perché è così importante

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization. Se proviamo a tradurlo letteralmente nella nostra lingua, il suo significato diventa subito più chiaro: ottimizzazione per i motori di ricerca, a partire naturalmente da Google.

La quale si ottiene utilizzando in maniera congrua l’insieme di strategie e pratiche volte ad aumentare la visibilità di un sito andandone a migliorarne la posizione nelle classifiche dei motori di ricerca, nei risultati non a pagamento, detti “puri” o “organici”.

La Search Engine Optimization rappresenta la base per poter scalare i motori di ricerca

Le pratiche rientranti nella categoria sono in effetti molte e vanno a riguardare i diversi aspetti che compongono un sito web. Non solo l’ottimizzazione della sua struttura, ma anche del codice HTML e dei contenuti testuali. Nonchè la gestione dei link  i quali puntano verso il proprio sito da altri (quindi in entrata, detti inbound link o backlink) e di quelli in uscita, ovvero partenti dal proprio sito e diretti verso gli altri.

Ad esse occorre poi aggiungere un’altra buona pratica, quella relativa alla necessità di studiare l’ormai famigerato algoritmo di Google.

Il quale non è immutabile e i cui cambiamenti sono in grado di tagliare all’improvviso fuori dalla prima pagine siti che sino al momento di un suo aggiornamento campeggiavano nei posti alti della classifica. Generando vero e proprio panico in chi sia colpito da questa mannaia.

La SEO è parte della SEM

La SEO, però, rappresenta solo una parte di un contesto più ampio, ovvero la SEM, acronimo di Search Engine Marketing. Stiamo parlando della disciplina che si incarica di portare avanti il marketing facendo leva sui motori di ricerca. La quale va ad includere insieme ai risultati organici anche quelli di ricerca a pagamento.

I secondi sono i risultati la cui comparsa è resa possibile dall’utilizzazione di strumenti come Google Adwords.

Per riuscire a dare vita ad una strategia ottimale in termini di SEM è necessario fare affidamento sia sulla pubblicità a pagamento che sull’implementazione di tecniche SEO. Senza le quali il compito di partenza è comunque destinato a complicarsi non poco.

L’algoritmo di Google: è fondamentale seguirne l’evoluzione

Il termine algoritmo è diventato ormai una vera e propria consuetudine sul web. Tutti ne parlano, ma pochi sanno effettivamente di cosa si tratti nella sostanza. Proviamo quindi a cercare di capirne meglio il significato e l’effettivo funzionamento, prima di andare oltre.

Un algoritmo è un sistema complesso il quale consente ad un motore di ricerca di elaborare e ordinare un vastissimo numero di pagine, nell’ordine di svariati miliardi, nell’indice di ricerca. Il suo obiettivo è in pratica la fornitura delle informazioni più pertinenti alle ricerche effettuate dagli utenti e in un tempo estremamente ristretto, ovvero una frazione di secondo.

L’algoritmo di Google è il terrore degli specialisti SEO

L’esempio più famoso in tal senso è rappresentato proprio dall’algoritmo di Google. Sul quale, volente o nolente, è costretta a misurarsi la stragrande maggioranza degli esperti di SEO. Come funziona? In pratica il suo lavoro consiste in una continua elaborazione di informazioni e in una analisi dei contenuti caricati ogni giorno sulla piattaforma. Al termine del quale si forma la graduatoria, con il posizionamento di ogni sito web nella sua SERP, la pagina dei risultati di ricerca.

Panda di Google
L’algoritmo Panda di Google comparve nel corso del 2011, rivoluzionando la SERP sino ad allora vigente

Chi lavorava nella produzione di contenuti su Internet, ancora oggi ricorda con un certo sgomento quanto accaduto nel 2011, quando la comparsa di Google Panda comportò all’improvviso la retrocessione di un gran numero di siti i quali, sino a quel momento, avevano monopolizzato la home page del motore di ricerca. A determinarla fu in particolare il fatto che l’algoritmo era stato impostato per punire i contenuti di scarso valore.

Mentre nell’anno successivo fu Google Penguin a fare strage in tal senso. Questo algoritmo, infatti, era stato concepito con l’intento primario di andare a colpire a sua volta la partecipazione a schemi di link i quali erano costruiti ad arte per scalare il PageRank. Modalità di lavoro degli specialisti SEO dell’epoca la quale fu letteralmente affondata dalla sua comparsa sulla scena di Google.

Google studia gli intenti che si celano dietro le keywords

Al fine di riuscire a restituire il miglior risultato possibile all’utente (si tratti di video, immagini, contenuti testuali o altro), Google necessita di comprendere il reale intento che si cela dietro le parole chiave inserite dagli utenti all’interno della sua ormai celebre casella di ricerca. Per riuscire nell’intento il motore di ricerca deve non solo conoscere in maniera approfondita le persone, ma deve anche essere in grado di saper archiviare con la massima precisione i contenuti in grado di fornire le migliori risposte.

Il modus operandi che rende tutto ciò realtà, si compone di tre passi fondamentali:

  1. il Crawling, nel corso del quale il crawler del motore di ricerca, ovvero Googlebot, provvede a scansionare e acquisire una copia testuale di tutti i documenti presenti sul Web. Con il preciso intento di dare vita ad un indice in grado di consentirne la successiva ricerca e visualizzazione;
  2. l’indicizzazione, ovvero l’archiviazione della pagina scoperta e analizzata all’interno del suo indice, il quale è notoriamente composto da centinaia di miliardi di pagine;
  3. il Ranking, in pratica la vera e propria classifica che viene a formarsi per effetto del lavoro portato avanti nel frattempo e della presa in esame della qualità dei contenuti e della loro pertinenza rispetto al presunto intento di partenza dell’utente.

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Quali sono i principali fattori di ranking su Google

Per migliorare il posizionamento del proprio sito su Google, occorre conoscere le linee guida che è neessario seguire per riuscire a farlo. In particolare, si dovrebbero privilegiare i seguenti aspetti:

  • definire la struttura e la gerarchia del sito in modo da renderla agevolmente scansionabile, con il preciso intento di renderla il più chiara possibile per il motore di ricerca;
  • scrivere contenuti i quali risultino non solo di qualità, ma siano anche utili per chi li legge. Ovvero che siano coerenti e tali da poter esaudire la richiesta iniziale dell’utente;
  • optare per immagini le quali siano coerenti con il testo immesso all’interno della pagina. Le quali siano inoltre dotate di un peso ottimale, il cui filename sia in linea con i contenuti testuali e provviste di un attributo Alt in grado di fungere da valore aggiunto;
  • riuscire ad ottimizzare la velocità di caricamento del sito. Bisogna cioè fare in modo che le pagine riescano a caricarsi nel minor tempo possibile, impedendo che l’attesa troppo lunga provochi la fuga degli utenti, con conseguente penalizzazione del sito;
  • conseguire un livello di sicurezza molto elevato in termini di navigazione. I siti sospetti sono ormai segnalati dai browser e scansati dagli internauti per timore che possano contenere malware;
  • garantire l’ottimizzazione della navigazione da mobile. Ormai il numero di coloro che navigano in mobilità è largamente preponderante.

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Il consulente SEO: chi è e cosa fa

Una volta chiarito cosa sia la SEO, è arrivato il momento di capire chi siano gli specialisti in grado di renderla lo strumento ideale ai fini della promozione di un sito.

A partire dal consulente SEO, ovvero la particolare figura professionale cui è demandato il compito di andare ad analizzare, mettere in atto e implementare tutte le modifiche che devono essere apportate ai siti web affidati alle sue cure.

In tal modo sarà possibile ottimizzarli realmente per farli rendere al meglio sui motori di ricerca.

Quella del consulente SEO è una figura professionale sempre più ricercata dalle aziende, anche nel nostro Paese

Per riuscire nel compito che gli viene affidato, il consulente SEO pianifica le strategie più indicate per poi metterle in pratica.

Un iter procedurale il quale permette, ove condotto nel migliore dei modi, di far aumentare per quanto possibile il traffico indirizzato verso il sito.

Migliorandone al contempo il cosiddetto page rank su Google e altri motori di ricerca.

Per riuscire a farlo, sarà proprio lui a selezionare le parole e gli argomenti in grado di migliorare in maniera esponenziale la user experience. E soddisfare nel migliore dei modi le linee guida cui si ispirano i motori di ricerca. Un lavoro quindi tale da presupporre notevoli capacità di analisi.

Alla fine di questo processo di analisi e revisione, il risultato assicurato dall’analista SEO sarà la comparsa del sito affidatogli in cima ai risultati dei motori di ricerca per le parole chiave associate a d una specifica attività.

Dato che, come abbiamo visto, il famigerato algoritmo di Google si rinnova in continuazione, anche il lavoro che abbiamo descritto deve tenere conto della sua evoluzione. Ne deriva sostanzialmente un fatto in grado di far capire la complessità del lavoro spettante all’analista SEO: deve cioè essere in possesso di una mole ragguardevole di competenze.

Quali sono le competenze di un analista SEO?

Quali sono le competenze in grado di aiutare l’analista SEO nel suo lavoro?

Soprattutto quelle che gli permettono di rispondere alla celebre frase che caratterizza il settore: “content is the king”. Quindi, il contenuto è il punto centrale da tenere in considerazione, per poter sviluppare al meglio la sua strategia.

Ne consegue che chi svolge questa mansione non deve essere soltanto in grado di risolvere i possibili problemi tecnici che si possono presentare di volta in volta, ma anche di provvedere ai contenuti.

I quali devono essere in grado dare risposte e coinvolgere l’utenza, riuscire a identificare le parole chiave e cercarle, saper analizzare un sito e implementare le possibili strategie di link building.

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In definitiva, quindi, possiamo dare vita alla seguente scaletta, per delineare le competenze necessarie ad un bravo analista SEO:

  1. riuscire a comprendere in maniera adeguata quali siano gli obiettivi di marketing che si prefigge il cliente, la sua posizione competitiva nel settore di pertinenza, la nicchia di business da lui ricoperta, i prodotti o i servizi che si propone di vendere e i fattori in grado di giovare al posizionamento del suo brand;
  2. essere in grado di dare vita ad una SEO audit, consistente nell’esame delle problematiche evidenziate dal suo sito, nell’approntamento delle contromisure e nella fase di test tesa a risolverle;
  3. procedere all’ottimizzazione del sito, facendo leva sulle tecniche SEO on-page (quelle relative alla struttura del contenuto, delle immagini, dei tag H, delle immagini, ai links interni e alla formattazione) e su quelle off-site (in pratica gli aspetti tecnici e la link building);
  4. fare una ricerca delle parole chiave principali, secondarie e a coda lunga, con l’obiettivo di riuscire ad formare un bacino di utenza in grado di fornire potenziali clienti al sito, per poi implementarle al suo interno;
  5. lavorare sull’esperienza utente in modo da renderla sempre più appagante e impedire per tale via che i navigatori conquistati con tanta fatica si spostino su altri siti in quanto non riescono più a trovare motivi di interesse su quello curato;
  6. saper diagnosticare eventuali problemi tecnici e risolverli prima che affondino definitivamente il sito;
  7. riuscire a fare copywriting in ottica SEO, ovvero saper capire quali contenuti testuali sono in grado di fornire motivi di interesse ai visitatori e svilupparli in maniera adeguata;
  8. conoscere la Local SEO nel caso in cui la propria attività di consulenza SEO sia orientata in un ambito prettamente locale;
  9. dare vita ad un costante lavoro di aggiornamento teso alla perfetta conoscenza delle novità di settore, con un particolare focus sulle modifiche introdotte in maniera pressoché costante dai vari motori di ricerca;
  10. conoscere i principali CMS rivolti alla gestione di siti e contenuti, a partire da WordPress, Magento e Prestashop;
  11. essere in grado di riuscire a dare una veste ottimale alla struttura dei links interni;
  12. saper utilizzare i KPI (acronimo di Key Performance Indicators) al fine di conseguire una valutazione probante sull’efficacia della campagna SEO;
  13. riuscire a elaborare report SEO mensili i quali saranno inviati al cliente, al fine di relazionarlo su quanto si sta facendo per favorire la crescita del suo sito.

Come si diventa consulente SEO?

Come abbiamo appena visto, quindi, il consulente SEO svolge una lunga serie di funzioni, alcune delle quali effettivamente molto complesse. Ne consegue quindi la domanda chiave: come è possibile diventare consulente SEO, cosa occorre fare?

La chiave di volta per affermarsi in tale veste, ancora una volta, non può che essere una: la formazione. Ovvero dare vita ad una lunga fase di studio tesa ad affinare le competenze vantate e riuscire ad aggiornarle in continuazione, in linea con un settore il quale, come abbiamo visto è in continua evoluzione.

In effetti stiamo parlando di una figura molto richiesta sul mercato del lavoro, proprio in considerazione dell’importanza sempre crescente di Internet nella nostra vita di tutti i giorni. Di cui le aziende che operano in tale ambito non possono tener conto.

Se non esiste un percorso di studi ad hoc, né tanto meno corsi universitari sul tema, si può provare a intraprendere questa strada in vari modi. Ad esempio:

  • reperendo il maggior numero di informazioni possibili sul tema. Lo si può fare seguendo i siti che se ne occupano nell’ottica di un servizio teso ad affinare la preparazione di chi sia interessato;
  • iscrivendosi ad uno dei tanti corsi i quali vengono dispensati online, gratuiti o a pagamento;
  • provando a proporsi alla stregua di stagisti in una delle tante agenzie SEO già operanti, le quali sono alla costante ricerca di figure professionali di questo genere;
  • tentando come autodidatti, ovvero provando a mettere in pratica le competenze acquisite pubblicando siti e blog, cercando di posizionarli al meglio sui motori di ricerca.

Come si sceglie un consulente SEO?

Una volta visto cos’è un consulente SEO, cosa fa e le competenze di cui deve essere dotato, possiamo passare ad esaminare la questione dal punto di vista dell’impresa che lo cerca. La quale dovrà necessariamente partire da una domanda ben precisa: come se ne sceglie uno? Una domanda plausibile alla luce del fatto che, per fortuna, anche in Italia possiamo contare su un rilevante numero di società le quali offrono servizi in tal senso.

Il modo migliore per reperire uno specialista in grado di remunerare il proprio investimento è quello di approntare un piano ben preciso e attenersi ad esso. A comporlo saranno i seguenti passi:

  • impostare i propri obiettivi. Ad esempio puntando ad aumentare il numero di vendite dal traffico organico all’interno di un’attività di marketing digitale. Ciò vuol dire che l’obiettivo non è di aumentare il proprio pubblico, ma fare in modo che a quell’aumento corrisponda una crescita delle entrate. L’obiettivo sarà quindi sottoposto ai candidati per capire come intendano perseguirlo;
  • richiedere il feedback ai clienti che hanno lavorato in precedenza con un determinato specialista. E cercare di capire se questi vanti in effetti una congrua esperienza nel settore;
  • scartare in partenza chi promette un posizionamento specifico. Siamo infatti in un campo ove non esistono sicurezze: chi fornisce assicurazioni in tal senso non sa di cosa stia effettivamente parlando. O peggio ancora lo sa, ma non si fa eccessivi scrupoli per catturare il cliente;
  • preparare una griglia di quesiti da sottoporre ai candidati. Ad esempio chiedendogli come intenda procedere per conseguire il miglior posizionamento possibile, oppure come intenda misurare il successo delle campagne impostate. O, ancora, come abbia intenzione di comunicare e con quale tempistica.

Quali sono le strategie SEO più utilizzate? White e Black Hat SEO

Abbiamo quindi visto sinora chi è il consulente SEO, quali sono le sue competenze e come si deve procedere per sceglierne uno all’altezza delle proprie aspettative. Per cercare di individuare quello giusto, però, occorre anche saperne qualcosa di più sulle strategie SEO. Le quali sono effettivamente tante e in grado di dare risultati notevoli.

Per introdurre al meglio questo discorso, la cosa migliore è quindi classificarle in due grandi categorie:

  1. le tecniche White Hat SEO, che sono consigliate dai motori di ricerca in quanto garanzia di uno sviluppo web armonico e le quali hanno lo scopo di dare luogo a risultati durevoli, non effimeri. Una tecnica SEO rientra nella categoria White Hat ove riesca a conseguire la conformità alle linee guida dei motori di ricerca. Inoltre non deve cercare di mettere in atto alcun genere di inganno nei confronti dei fruitori. Chi presta un servizio SEO White Hat cerca di creare contenuti utili agli utenti, senza pensare ai motori di ricerca, per poi attivarsi in modo da renderli facilmente accessibili per gli spider. Il tutto senza prendere strade equivoche, tese a cercare di ingannare l’algoritmo;
  2. le tecniche Black Hat SEO, ovvero quelle che non sono approvate dai motori di ricerca. Il motivo di questo ostracismo è da ricercare nel fatto che il loro scopo è di manipolare i risultati di ricerca. Senza al contempo offrire all’utente contenuti realmente di qualità. Questo genere di tecniche sono perciò catalogate alla stregua di spam ed espongono i siti che vi fanno ricorso al bando, il quale può essere temporaneo o permanente. Chi fa Black Hat SEO concentra i suoi sforzi nel tentativo di migliorare il posizionamento privilegiando modalità espressamente disapprovate dai motori di ricerca. Che le contrastano proprio in quanto fondate sull’inganno. In questa categoria rientra ad esempio il cloaking, consistente nella fornitura di una pagina diversa a seconda che essa sia richiesta da un motore di ricerca o da un semplice utente. O, ancora l’utilizzazione di testo nascosto, o dello stesso colore dello sfondo. O, ancora, posizionato all’interno di un div invisibile o addirittura situato fuori dallo schermo.

Naturalmente si può scegliere l’una o l’altra strada. Sapendo però che ricorrere alle tecniche Black Hat SEO comporta rischi di non poco conto. I motori di ricerca, infatti, possono non solo penalizzare il ranking di chi lo utilizzi, ma addirittura bandirli dai risultati finali. Come è accaduto in effetti a BMW Germania, bandita da Google nel 2006, dopo la scoperta dell’utilizzo di tecniche tese ad ingannare l’algoritmo. L’azienda fu costretta a chiedere scusa venendo riammessa dal motore di ricerca. Il danno d’immagine, però, rimase notevolissimo e non fu cancellato neanche dalle scuse ufficiali dell’azienda.

Una tecnica sempre più utilizzata: la Local SEO

Una delle nuove tendenze sul web, è quella che evidenzia come un numero sempre più notevole delle ricerche eseguite su Google mostri risultati per luoghi. Mentre alcuni studi effettuati anche di recente e relativi al modo di guardare la SERP del motore di ricerca, hanno rilevato l’interesse sempre più forte sulle inserzioni di Google My Business.

L'attenzione degli utenti per Google My Business è sempre più forte e sembra destinata ad aumentare sempre di più nei prossimi anni
L’attenzione degli utenti per Google My Business è sempre più forte e sembra destinata ad aumentare sempre di più nei prossimi anni

Ovvero del servizio gratuito che l’azienda ormai dal 2014 mette a disposizione di chi intenda rimarcare la sua presenza nei risultati locali.

Proprio questo è il motivo per il quale la Local SEO sta assumendo una importanza sempre più grande. Si tratta infatti di una attività tesa all’ottimizzazione della pagina Google My Business, la quale viene posta in atto mediante l’utilizzazione di regole affini al SEO “tradizionale”. L’unica differenza sostanziale, in effetti, è proprio relativa all’obiettivo finale, che nel caso della Local SEO punta all’ottenimento di una visibilità in una zona geografica ben precisa. Ovviamente quella in cui sono circoscritte le mire di chi la utilizza.

A farne largo uso sono in effetti attività commerciali di carattere locale, come alberghi, Bed & Breakfast, dentisti, medici, ristoratori e artigiani. La Local Search fa leva in particolare sulla sempre più capillare diffusione degli smartphone, i dispositivi su cui questa modalità di ricerca è in effetti più usata.

Come è possibile dare vita ad una strategia ottimale in termini di Local SEO? Per riuscire a conseguire risultati di effettivo rilievo, occorre mettere in adeguato risalto una serie di informazioni. In particolare è consigliabile accludere una descrizione dell’attività svolta, indicare con grande precisione il proprio settore, inserire gli orari relativi all’apertura e alla chiusura della struttura interessata e indicare i contatti, a partire da telefono e casella di posta elettronica. Non dovrebbero poi mancare immagini ad alta risoluzione e i feedback ricevuti dalla clientela.

La link building per fare realmente la differenza

Ormai tutti coloro che hanno una minima dimestichezza con Internet sanno che i link ricoprono una funzione importantissima per quanto riguarda il posizionamento su Google. Prima di procedere oltre, è meglio chiarire questo punto. Ricordando in particolare come il motore di ricerca non solo gradisca i collegamenti, ma necessiti proprio di loro per poter funzionare. In quanto è grazie ad essi che può fornire una risposta alle query sottoposte dalla propria utenza. Proprio per questo una delle tecniche più praticate per poter ottenere risultati di rilievo in tal senso è la link building. Di cosa stiamo parlando?

La link building ricopre un ruolo importantissimo in ottica SEO
La link building ricopre un ruolo importantissimo in ottica SEO

Con questo termine si intende la costruzione di una vera e propria rete tesa a stabilire un collegamento tra i vari siti. Tale da trasformare il link nella base del web. Il loro intreccio va infatti a formare una rete la quale sarebbe inestricabile ove non esistessero le vere e proprie corsie preferenziali da essi rappresentate.

Per riuscire a comprendere le modalità di collegamento, Google e gli altri motori di ricerca utilizzano sistemi di analisi sempre più rifiniti e performanti. I quali privilegiano non solo la quantità di link vantati da un sito, ma anche la loro qualità. Tanto che molto spesso chi prova a chiedere un link al proprio sito, sperando in tal modo di riuscire ad aumentare il proprio traffico, si vede rispedire al mittente la richiesta. Con la motivazione che il sito vanta un ranking troppo basso, il quale penalizzerebbe quello che dovesse ospitare un link ad esso.

Come è possibile fare una link building di qualità?

Abbiamo dunque visto cosa si intenda per link building. Ma come è possibile dare vita ad una strategia in grado di esaltarne il rendimento? Il punto centrale, in questa ottica, è proprio la valutazione relativa all’affidabilità del sito da cui proviene il rimando ipertestuale.

Se un sito ha una storia inattaccabile e ospita contenuti originali, è considerato da Google un valore aggiunto, mentre se si limita ad ospitare guest post o ad approntare piani tesi esclusivamente a potenziare i siti collegati può comportare una penalizzazione in termini di ranking. Per semplificare al massimo il concetto, potremmo dire che il link è importante, a patto che sia di qualità.

Una volta operata la selezione dei link, si può poi passare allo step successivo, ovvero al dispiegamento delle tecniche più idonee per realizzare il vero e proprio piano di costruzione della rete di collegamenti. Il quale può essere realizzato in molti modi. Ad esempio:

  • dedicandosi alla realizzazione di guest post ottimizzati per una o più keyword specifiche, le quali siano in grado di proporsi alla stregua di un approfondimento rispetto al tema trattato nel sito ospitante. All’interno dei quali, naturalmente, sarà ospitato un link al proprio sito;
  • restituendo il favore al sito ospitante, andando ad inserire un link verso di esso, in modo da aumentare la sua visibilità;
  • inviando comunicati, notizie, opinioni e contenuti di vario genere a piattaforme dedicate. Un novero il quale va a comprendere, ad esempio, gli aggregatori di notizie, i siti per la promozione di articoli, i marketplace, i portali dediti alla distribuzione di comunicati stampa e di notizie;
  • aggiungendo un URL ad un post. In questo caso si tratta di una tecnica che potrebbe provocare qualche frizione con il motore di ricerca, il quale potrebbe equipararlo al vero e proprio spam. Per bypassare situazioni scabrose, è però possibile piazzare il link in maniera assolutamente naturale, rendendolo del tutto organico al tema affrontato ed evitando che appaia una forzatura;
  • individuando backlink “rotti” per poi segnalarli a webmaster o amministratori e sostituirli con un proprio collegamento allo stesso tipo di contenuto. Si tratta di una tecnica tesa a soddisfare lo spirito stesso di Google, il miglioramento della rete. Proprio per questo vista con un certo favore dal motore di ricerca.

La cosa realmente importante è ottenere backlink senza forzature: la link earning

Oltre alla link building, c’è anche un altro modo di ottenere backlinks. Stiamo parlando della link earning, la quale si realizza spingendo qualcuno a riprendere i propri contenuti senza contropartite, semplicemente in quanto ritenuti di qualità. Si tratta di una modalità di lavoro molto gradita a Google, in quanto non presenta intenti di manipolazione, almeno all’apparenza.

Si tratta però di una modalità non facilmente perseguibile, proprio per la necessità di dare vita a contenuti di elevatissima qualità. Tali da spingere ad esempio una redazione a fornirgli uno spazio adeguato, reputandoli a tutti gli effetti un servizio irrinunciabile per la propria utenza.

Proprio per questo motivo, molti si affidano comunque agli esperti di link building, i quali sono in grado di approntare strategie del tutto simili a quelle di link earning.

In entrambi i casi, in definitiva, è possibile dare vita a risultati notevoli. Senza dare l’impressione di aver operato forzature, ma anzi con una notevole naturalezza. Tale da regalare a chi le utilizza risultati all’altezza delle aspettative.

Attenzione ai rischi insiti in una link building non adeguata

Abbiamo già ricordato come i link debbano essere di qualità. Ovvero non devono dare modo al motore di ricerca di catalogarli alla stregua di collegamenti costruiti con intenti puramente manipolatori. Un compito che essi svolgono con grande dispiegamento di forze, come dimostra il continuo ridisegno degli algoritmi su cui basano la propria ricerca.

Per riuscirne a schivare le sanzioni, si deve dare dunque vita ad un link building di notevole livello. Un compito non semplice, tanto da spingere molti esperti ad affermare che il saperlo fare corrisponde ad un’arte. Una sfida estremamente complessa, alla quale occorre riservare non solo una serie di competenze come quelle che abbiamo già visto in relazione alla figura del consulente SEO, ma anche risorse finanziarie non proprio secondarie. In cui il punto di partenza non può che essere il link di qualità.

Cosa si intende per link di qualità?

Possiamo definire tale un collegamento il quale riesca a mettere insieme i seguenti parametri:

  • la popolarità, quindi sia molto noto e capace di attirare utenti;
  • la rilevanza e l’autorevolezza del sito. Devono essere molto alte per conferire un valore aggiunto al link, tanto da essere considerate un parametro fondamentale;
  • la pertinenza, non solo di contenuti, ma anche geografica. Un sito che tratti lo stesso tema dell’argomento da collegare è naturalmente più performante rispetto ad uno generalista o addirittura che tratti un altro genere di argomenti;
  • lo storico del sito, ovvero il fatto che nel corso della sua vita non sia mai incappato in incidenti tali da comprometterne la reputazione;
  • l’età del link. E’ infatti del tutto logico che venga premiata la gioventù del collegamento, il quale dimostra come il sito di destinazione venga continuamente aggiornato.

Per chi è alla ricerca di backlinks di qualità: Lumen Farm

Abbiamo quindi visto come i links siano una cosa estremamente importante per il posizionamento sui motori di ricerca.

Tanto da aver spinto nel corso degli ultimi anni alla creazione di piattaforme le quali consentono alla propria clientela di acquistare articoli su giornali e blog con backlinks che migliorano il posizionamento su Google.

Tra le quali un posto di assoluto rilievo spetta a Lumen.Farm, che offre servizi di questo genere all’interno di un paniere in cui sono compresi anche l’Influencer Marketing, la gestione ADS, il copywriting, il Telemarketing e la registrazione del marchio. Tutto alla portata di chi intenda usufruirne tramite un semplice click.

Lumen.Farm è una piattaforma che consente di acquistare servizi in grado di aumentare il posizionamento sui motori di ricerca
Lumen.Farm è una piattaforma che consente di acquistare servizi in grado di aumentare il posizionamento sui motori di ricerca

Per poter usufruire della consulenza SEO basta registrarsi alla piattaforma, con un procedimento estremamente rapido, tipico di tutti i servizi di questo genere. Fornendo quindi il proprio nominativo, un indirizzo di posta elettronico e il numero di telefono.

Una volta concluso il form non resta che verificare sulla proprio email l’invio del link per la conferma dell’avvenuta registrazione e aprire un profilo. Il quale darà modo all’utente di avere a propria disposizione la dashboard da utilizzare per poter ordinare articoli in ottica SEO.

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Conclusioni

Il sito, per poter affermarsi in una realtà concorrenziale come quella rappresentata dal web, deve posizionarsi al meglio sui motori di ricerca. Ovvero raggiungere la loro prima pagina in relazione alla tematica o alla nicchia di mercato in cui intende primeggiare.

Il modo migliore per riuscirci è rivolgersi ad una figura professionale sempre più affermata, come il consulente SEO. Ovvero il professionista il quale analizza il sito con il preciso fine di capire quali siano le pecche che gli impediscono di scalare la SERP.

Pensare di poter fare a meno di un ausilio di questo genere è ormai una pericolosa illusione. Tale da aprire la strada ad una rapida disillusione, la quale può tradursi infine in un danno economico di non trascurabile entità. Ecco perché sono sempre di più le aziende che ricorrono a servizi di questo genere. Trovando risposte puntuali in alcune piattaforme nate proprio per offrirli a chi ne abbia bisogno.

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