Registrare Marchio Sonoro: Come Fare e Quanto Costa? Guida 2021

Il marchio, che è tipicamente definito con il termine inglese di brand, non è altro che un segno distintivo.

E lo è davvero quando questo permette in maniera univoca di associare al marchio un’impresa, un servizio o un prodotto.

In particolare, il marchio può essere semplicemente un nome, ma anche un disegno, un simbolo o una combinazione di questi ed anche di altri elementi.

Il brand per un’impresa è come la carta di identità che permette di differenziarsi dalle altre imprese che operano nello stesso settore e nello stesso mercato di riferimento.

Tra i tipi di marchio, inoltre, c’è pure il marchio sonoro.

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Cos’è un marchio sonoro

Il marchio sonoro, come simbolo distintivo di un’impresa, non è altro che un segno che da un lato non può essere percepito visivamente, ma che dall’altro risulta essere sempre suscettibile di essere percepito dall’udito.

A differenza di quanto si possa pensare, il marchio sonoro spesso ha una capacità evocativa che è addirittura superiore a quella dei marchi visivi.

E per questo, nel rispetto di quelli che sono i requisiti previsti, la registrazione di un marchio sonoro può rivelarsi non solo decisiva, ma anche strategica per rafforzare l’immagine di un’impresa nel mercato di riferimento in cui opera.

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Perché è importante registrare un marchio

Sebbene la registrazione di un marchio sia un’operazione che comporta sempre l’assunzione di costi, in realtà nella maggioranza dei casi si tratta di una scelta lungimirante per un’impresa che, in questo modo, può far leva sui seguenti e potenziali vantaggi:

  • ll marchio ha un valore che può davvero crescere nel tempo;
  • In caso di cessione d’impresa, il marchio può addirittura diventare l’asset più ambito;
  • Il marchio rafforza sempre l’immagine e la reputazione aziendale;
  • Il marchio registrato tutela l’impresa dalla concorrenza che potrebbe sfruttare lo stesso brand o altri marchi simili al fine di confondere i consumatori e di dirottarli verso i propri beni e servizi;
  • Con un marchio registrato l’impresa può sempre avviare ulteriori operazioni di sfruttamento commerciale del brand stesso. Per esempio tramite le sponsorizzazioni, con il merchandising ed anche con il franchising che permette di incassare delle royalties.

I tipi di marchio che si possono registrare, da quello sonoro a quello olografico

Il marchio, in base agli elementi che lo distinguono, può essere identificato e registrato come segue:

  • Marchio sonoro;
  • Marchio di posizione;
  • Marchio figurativo;
  • Marchio di forma o tridimensionale;
  • Marchio denominativo;
  • Marchio di movimento;
  • Marchio multimediale;
  • Marchio a motivi ripetuti:
  • Marchio olografico.

Nel dettaglio, tra quelli sopra indicati i marchi registrati più comuni e più diffusi, oltre al marchio sonoro, sono quelli denominativi e quelli multimediali.

In particolare, il marchio denominativo risulta essere costituito solo da parole, mentre il marchio multimediale è frutto di una combinazione tra le immagini ed i suoni.

La differenza tra marchio sonoro e marchio visivo

Un marchio sonoro registrato è quel suono che, sfruttato singolarmente o in associazione con un logo, rafforza la cosiddetta brand identity.

Giusto per rendere l’idea, l’urlo del film Tarzan oppure il ruggito del leone che è associato alle sigle di apertura della Metro Goldwyn Mayer.

Mentre il marchio visivo registrato, sempre per rendere l’idea, può essere rappresentato dal cavallino rampante della scuderia Ferrari, o dalla mela morsicata della società americana Apple.

Per definizione, infatti, un marchio è sonoro quando questo rientra nella categoria dei marchi che non possono essere percepiti a livello visivo, ed anche per questo il marchio sonoro rientra tra i cosiddetti marchi invisibili.

Come il sound branding influenza le scelte dei consumatori

Se il visual branding è alla base dei marchi visivi, il sound branding è invece associato ai marchi sonori che possono essere altrettanto efficaci per orientare e per incidere sulle scelte dei consumatori. Basandosi su una melodia breve e distintiva, infatti, molte imprese, a partire da quelle multinazionali, riescono ad attirare il target di clientela associando in maniera univoca, grazie proprio al marchio sonoro, l’origine commerciale dei loro prodotti o dei loro servizi.

Storicamente, i primi marchi registrati erano semplicemente delle scritte o dei disegni, ma poi nel tempo, grazie anche all’evoluzione delle tecniche di marketing, ed al progresso tecnologico, il marchio registrato al giorno d’oggi può presentarsi in tante forme ed in tante declinazioni includendo pure il suono.

Il marchio sonoro esercita la sua efficacia quando in pochi secondi permette ad un consumatore di identificare in maniera univoca un brand. La potenza del marchio sonoro, tra l’altro, è tale che le grandi multinazionali si avvalgono spesso di neuroscienziati per la creazione di suoni che siano tali da generare nei consumatori sicurezza e fiducia che sono alla base affinché il cliente possa poi acquistare i beni o sottoscrivere i servizi proposti.

Basti pensare che un segno distintivo, per vendere una bibita, può essere semplicemente rappresentato dal suono del tappo che salta dalla bottiglia. E questo sulla base del fatto che nell’acquisto il consumatore è coinvolto in processi che sono non solo emotivi e motivazionali, ma anche sensoriali.

La forza comunicativa del brand sonoro, rispetto agli altri tipi di marchi, fonda inoltre tutta la sua efficacia sul consumatore grazie al cosiddetto principio del minimo sforzo. In quanto il potenziale cliente viene attirato e viene fidelizzato semplicemente ascoltando, e senza quindi la necessità di dover procedere con un’analisi e con un’interpretazione che invece di norma c’è per un marchio di tipo visivo.

In altre parole, il marchio sonoro, quando ha davvero efficacia per la brand identity, si trasforma per il consumatore, in tutto e per tutto, in un messaggio memorabile così com’è oppure, come accade nella maggioranza dei casi, associato a scritte, a loghi, a disegni oppure a fotografie.

Il suono, infatti, è uno strumento potente che è in grado di scatenare non solo ricordi, ma anche emozioni. E questo perché il suono stimola il subconscio ed arriva direttamente al cervello senza passare per l’elaborazione visiva che invece c’è con il visual branding.

Non a caso, chi investe in pubblicità sa bene che uno spot che passa in Tv deve avere una musica abbinata alle immagini che non può essere di certo scelta a caso. Dato che il messaggio diventa potente se questo è in grado di fondere la vista e l’udito dello spettatore suscitando delle emozioni.

Quali sono i 3 vantaggi tangibili di un marchio sonoro registrato

Sebbene il marchio sonoro registrato sia un asset intangibile, questo in realtà può generare almeno questi 3 effetti concreti e positivi per il business aziendale:

  1. La differenziazione dai competitor grazie al sound branding;
  2. Il rafforzamento del legame, e quindi della fidelizzazione tra l’impresa ed il consumatore;
  3. Generare sui potenziali clienti la cosiddetta feeling experience che li induce a comprare.

Per esempio, in passato il sistema operativo di Microsoft Windows quando si avviava aveva un suono caratteristico e distintivo. Si trattava, nello specifico, di un brano che, su richiesta diretta da parte di Bill Gates, era stato composto in esclusiva dal musicista Brian Eno.

Come si sfrutta un marchio sonoro registrato dalla Tv al web e passando per la radio

Per la pubblicità in Tv, così come in radio e sul web, il marchio sonoro registrato viene sfruttato dalle imprese per rafforzare, eventualmente insieme alle immagini ed ai video, il potere distintivo di un brand con conseguenti ricadute positive sul fatturato generato dalla vendita di beni e di servizi.

Esempi di grandi aziende che fanno leva su una forte identità sonora

MasterCard, Coca-Cola, McDonald’s, Apple, Shell, Amazon, Google e Disney. Sono queste solo alcune delle grandi aziende multinazionali che fanno leva sul continuo rafforzamento della brand identity sfruttando non solo il visual, ma anche e proprio il sound branding. E questo associando ai prodotti ed ai servizi offerti un suono distintivo che è spesso una musichetta brevissima di pochi secondi, ma che in realtà è altrettanto spesso un suono particolare che magari ascoltato la prima volta può sembrare un rumore. Ma che in realtà con il tempo diventa poi un elemento distintivo ed in grado di attirare e di colpire l’interesse dei consumatori.

Quali sono i migliori marchi sonori al mondo?

Per conoscere i marchi sonori di successo a livello mondiale c’è il sito dell’AMP, Amp Sound Branding, che è un’agenzia che, facendo leva su rigorosi processi di analisi, stila annualmente la classifica dei migliori loghi sonori su scala globale. E questo, in particolare, adottando degli stringenti criteri di qualità dei marchi sonori che spaziano dal riconoscimento al grado di coinvolgimento, e passando per l’efficienza e per il livello di fiducia che sono in grado di generare e di innescare sulle scelte dei consumatori. L’ultima classifica attualmente disponibile, da parte di AMP, è la Best Audio Brand 2020 che è dominata proprio dalle multinazionali sopra citate.

Per esempio, il marchio sonoro tipico del colosso dei fast food McDonald’s è stato appositamente studiato per stimolare nel consumatore l’acquolina in bocca, così come la The Coca-Cola Company fa leva su brand sonori che sono finalizzati ad esaltare la freschezza e le bollicine delle sue bibite. Non solo il cibo, ma anche ad un pagamento elettronico può avere associato un marchio sonoro caratteristico. Per esempio, il colosso delle carte di credito Visa associa per le transazioni un suono che è finalizzato ad evocare un senso di sicurezza nel consumatore.

Le leggi ed i codici che proteggono la proprietà intellettuale e industriale

Registrare un marchio sonoro significa possedere un asset che, sebbene sia intangibile, come sopra accennato può accrescere il valore patrimoniale di un’azienda. Così come un marchio registrato garantisce all’impresa la tutela da pratiche concorrenziali scorrette in quanto si può far leva sui diritti di proprietà industriale. In altre parole, nessuno può sfruttare il proprio marchio sonoro registrato se non su esplicita autorizzazione da parte dell’azienda stessa.

E questo sfocia quasi sempre, come sopra indicato, nella cessione temporanea del marchio, che sia sonoro o di diversa natura, attraverso la stipula di contratti di partnership che possono riguardare le sponsorizzazioni, il merchandising ed altre formule di cessione o di sfruttamento del brand come il franchising.

Nell’ambito della tutela della proprietà intellettuale, la proprietà industriale è uno dei due pilastri. L’altro è invece rappresentato dalla proprietà letteraria e artistica che rientra nella cosiddetta tutela del diritto d’autore.

La tutela della proprietà intellettuale garantisce il riconoscimento di diritti che possono essere personali ed anche patrimoniali. Si tratta di opere dell’ingegno umano nelle quali rientrano i segni distintivi come i marchi sonori, ma anche le innovazioni tecniche e di design, e le opere che sono frutto dell’ingegno creativo.

Le leggi ed i codici che proteggono la proprietà intellettuale e industriale permettono così la registrazione di marchi sonori, ma anche di topografie, di disegni e di modelli. E pure la brevettazione di modelli di utilità e di invenzioni.

Quali sono le procedure di registrazione di un marchio sonoro

Come per ogni altro tipo di marchio, pure quello sonoro per essere soggetto a registrazione deve rispettare dei determinati requisiti. Il che significa, prima di tutto, che un marchio sonoro è registrabile se e solo se questo è originale, e quindi in tutto e per tutto una novità e mai tale da poter essere confuso con altri marchi sonori che sono stati già registrati da altre imprese.

Inoltre, la novità e l’originalità per la registrazione di un marchio sonoro rappresentano una condizione necessaria ma non sufficiente. In quanto il marchio sonoro sarà registrabile anche se questo, nell’avere un carattere distintivo, avrà pure delle caratteristiche tali da non ingannare il consumatore e da non essere in contrasto con l’ordine pubblico o con la morale.

Quando la richiesta di registrazione di un marchio sonoro può essere rigettata

Se i requisiti sopra indicati non vengono rispettati, in genere la richiesta di registrazione di un marchio sonoro viene inesorabilmente rigettata.

Nella maggioranza dei casi un suono che è privo di funzione di identificazione, come segno distintivo, non può diventare un marchio sonoro. E questo, in particolare, specie quando il suono che si intende registrare non è altro che una banale combinazione di note.

Come registrare online in sole 24h un marchio sonoro a livello nazionale o europeo a 149€

Senza burocrazia, tutte le imprese possono proteggere la proprietà intellettuale e industriale andando a registrare direttamente via web qualsiasi marchio includendo pure quelli sonori. E questo, in particolare, grazie alla piattaforma di marketing all-in-one di Lumen.Farm.

Nel dettaglio, con Lumen.Farm la registrazione viene fatta in sole 24h a cura di un avvocato specializzato, e costa solo 149 euro più Iva, più le imposte di registrazione.

Credere nelle potenzialità di registrazione di un marchio audio, infatti, significa acquisire a livello aziendale un’identità sonora che è in grado di garantire nel tempo un ritorno importante dagli investimenti programmati ed effettuati.

Con la conseguenza che, tra le strategie di marketing efficaci, c’è pure quella del cosiddetto marketing multisensoriale facendo leva in tutto e per tutto su un DNA aziendale anche di tipo sonoro. D’altronde, rispetto alle immagini, le sonorità hanno il grande potere di raggiungere davvero chiunque, e questo anche in assenza della propria volontà.

Dal sito Lumen.Farm tutto ciò è possibile velocemente registrandosi online alla piattaforma di marketing all-in-one in appena 7 secondi. Basterà infatti compilare il form inserendo il nome, un indirizzo di posta elettronica attivo, l’url del proprio sito web ed il numero di telefono.

Quanto dura la registrazione di un marchio e come si rinnova

Così come riportato ed indicato dal sito Internet dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, nel nostro Paese la protezione di un marchio, a partire dalla data del suo deposito, ha una durata che è pari a 10 anni.

Ed il tutto fermo restando che, dietro il pagamento di una tassa di rinnovo, la protezione del marchio registrato può essere sempre rinnovata, per periodi di 10 anni consecutivi, a tempo indeterminato.

L’Ente istituzionale che è preposto in Italia per i marchi è il Mise – Ministero dello Sviluppo Economico, ed in particolare la Divisione VIII – Marchi, disegni e modelli che, tra l’altro, si occupa di esaminare le domande, di rinnovare le protezioni e di elaborare le linee guida.

Così come la Divisione VIII – Marchi, disegni e modelli del Ministero dello Sviluppo Economico si occupa pure della tenuta e della gestione del registro dei marchi storici di interesse nazionale.

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La decadenza requisito della rappresentabilità grafica per i marchi sonori

In passato in Italia solo il suono non si poteva registrare come marchio in quanto a vigere era il requisito, e quindi l’obbligo della rappresentabilità grafica.

Requisito che, pur tuttavia, è decaduto a partire dal 23 marzo del 2019 quando, con il decreto legislativo numero 15 del 20 febbraio del 2019, il nostro Paese si è uniformato all’Ue recependo le regole europee in materia di marchi industriali.

La decadenza del requisito della rappresentabilità grafica è stata decisiva per molte imprese al fine di poter registrare tutti quei marchi sonori di difficile rappresentazione a livello grafico anche semplicemente facendo uso di un pentagramma, o tramite una trascrizione.

Il che significa che, pur rispettando i requisiti sopra indicati, un marchio sonoro può essere presentato per la registrazione semplicemente tramite un supporto digitale, per esempio con un file mp3.

Marchi sonori registrati, il caso del celebre urlo di Tarzan

Per esempio, il celebre urlo di Tarzan è un marchio sonoro registrato. E questo dopo che nel 2005 l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) ha chiarito come fosse del tutto lecito presentare con procedura telematica la richiesta di registrazione di un marchio sonoro semplicemente allegando un file con estensione mp3 a patto che questo non avesse una dimensione superiore a 1 megabyte.

Una decisione che ha permesso agli eredi dello scrittore Edgar Rice Burroughs, autore proprio del ciclo di romanzi incentrati sulla figura di Tarzan, di vincere la loro battaglia sulla registrazione come marchio sonoro del celebre urlo.

Le fonti normative italiane ed europee a tutela dei marchi sonori

Per approfondimenti di natura legislativa sulla registrazione dei marchi, includendo pure quelli sonori, la primaria fonte normativa italiana è rappresentata dal Decreto legislativo del 10 febbraio del 2005, numero 30, che non è altro che il Codice della proprietà industriale.

Mentre a livello europeo c’è il Regolamento (UE) 2015/2424 e la Direttiva UE 2015/2436 in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri sui marchi d’impresa.

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