Business plan per startup: cos’è, a che serve, come farlo

Se sei una giovane impresa emergente ed innovativa, probabilmente potresti aver bisogno di un business plan per startup.

Un business plan è uno strumento estremamente utile quando si è alla ricerca di fondi per finanziare la propria idea imprenditoriale. Se siamo una startup, questo strumento è praticamente essenziale!

In questo articolo vedremo cos’è un business plan, a cosa serve, come farne uno e perché per una startup è essenziale. Ti indicheremo anche qualche società di consulenza che potrà esserti d’aiuto.

Mettiti comodo e leggi con attenzione i seguenti paragrafi. Alla fine di questa lettura saprai come utilizzare questo potente strumento per dare una marcia in più alla tua startup!

Cos’è un business plan

Il business plan è un documento che permette di presentare la nostra idea imprenditoriale a dei potenziali investitori. Esso contiene una descrizione della nostra idea imprenditoriale (sia qualitativa che quantitativa) e delinea il percorso che vogliamo seguire per trasformare la nostra idea in un business di successo.

Al mondo ci sono tantissime idee imprenditoriali potenzialmente di successo. Esse, però, hanno quasi sempre bisogno di fondi per poter essere realizzate. Un business plan ci permette di esporre la nostra idea imprenditoriale per provare ad intercettare dei fondi da parte di qualche investitore.

Un errore che viene fatto spesso consiste nel confondere business plan e studio di fattibilità. Il primo fa parte del secondo e serve a capire se un’idea imprenditoriale e fattibile o no. Il business plan, invece, è decisamente più esaustivo e, ad esempio, contiene anche proiezioni a lungo termine sul possibile percorso che la nostra idea imprenditoriale potrebbe seguire.

Sintetizzando, un business plan serve per proporre la nostra idea a terzi, mentre uno studio di fattibilità serve a un imprenditore per capire se la sua idea imprenditoriale è fattibile o meno.

Business plan per startup 1
Un buon business plan potrà permetterci di raccogliere molti fondi per la nostra idea imprenditoriale.

A che serve un business plan

Come accennato più volte, lo scopo di un business plan è quello di convincere dei potenziali investitori a finanziare la nostra idea imprenditoriale.

Un business plan può aiutarci anche a capire quale strada vogliamo far intraprendere al nostro business. Per fare ciò, ci torneranno estremamente utili le proiezioni sul futuro del nostro business.

Tra le caratteristiche che deve avere un business plan per risultare efficiente c’è quella di essere scritto in maniera accattivante. Avere dei dati precisi sui quali si basa il nostro piano aziendale è importante, ma lo è anche il modo in cui presentiamo la nostra idea a dei potenziali finanziatori.

Se riusciremo a convincere qualcuno a finanziarci grazie al nostro business plan, dobbiamo ricordarci che i soldi che riceveremo non saranno un regalo. Chi ci finanzia vuole sempre qualcosa in cambio!

Generalmente, gli investitori in cambio dei loro soldi chiedono una percentuale di proprietà dell’azienda che porterà avanti l’idea imprenditoriale.

business plan per startup




Perché fare un business plan per startup

Le startup, generalmente, sono imprese molto giovani, innovative e con una crescita potenziale molto grande.

La forza delle startup, solitamente, è tutta nell’innovazione contenuta nel loro prodotto.

Tale innovazione, nella maggior parte dei casi, è portata da persone che hanno le conoscenze per generarla, ma non hanno i fondi per svilupparla in un prodotto commerciale di successo.

Tali fondi possono essere reperiti proponendo la nostra idea a dei potenziali investitori attraverso l’uso di un business plan.

Nel caso delle startup, un business plan può tornare utile anche per convincere qualche incubatore o acceleratore a sostenere il nostro progetto.

Gli incubatori aiutano le startup nelle loro fasi iniziali, quando il rischio che il prodotto muoia ancor prima di nascere è elevatissimo.

Gli acceleratori, invece, permettono alle startup di trovare facilmente degli investitori grazie al loro portafoglio di contatti.

Come detto, un business plan può aiutarci ad essere accolti con la nostra startup in un incubatore o in un acceleratore o a trovare direttamente dei finanziatori.

Preparare un piano aziendale per una startup, quindi, è di importanza fondamentale.

Come fare un business plan

Redigere un business plan di qualità, purtroppo, non è per niente semplice. La redazione di questo documento, infatti, richiede il possesso di numerose competenze!

Tra gli argomenti che si devono conoscere in maniera approfondita per redigere un business plan efficace troviamo:

  • economia e finanza
  • fisco
  • giurisprudenza
  • marketing
  • organizzazione di impresa
  • conoscenze tecniche relative al prodotto

Queste sono solo alcune delle materie in cui bisogna essere esperti per redigere un buon business plan.

È palese che una singola persona difficilmente è in grado di conoscere in maniera approfondita tutti questi argomenti. Nella redazione di un business plan, quindi, sarà necessario rivolgersi a numerose figure professionali e coordinarle.

Tra queste figure professionali troviamo:

  • Commercialisti
  • Giuristi
  • Project Manager
  • Manager dell’innovazione
  • Marketer
  • Copywriter
  • Economisti
  • Esperti di analisi dati

Sintetizzando tutto ciò che abbiamo scritto, per fare un business plan ci vuole tanta fatica e tante competenze. Fortunatamente, esistono delle società specializzate nella redazione di business plan per startup. Dopo ve ne mostreremo una.

Ora vediamo da quali documenti è solitamente composto un business plan.

Creare business plan 4
L’unione di numerose competenze permette di creare un business plan di alta qualità.

Contenuto del business plan

Un business plan è composto da numerosi documenti. Generalmente, i documenti contenuti nel progetto imprenditoriale devono trattare i seguenti argomenti:

  • Sintesi del progetto imprenditoriale
  • Informazioni sull’impresa
  • Il mercato di sbocco
  • La concorrenza
  • I mercati di approvvigionamento
  • Il prodotto/servizio
  • Piano di commercializzazione
  • Il patrimonio tecnico-industriale
  • Proiezioni economico-finanziarie
  • Allegati vari

Trattare bene ognuno di questi argomenti è importante. Essi permettono a chi legge il nostro business plan di capire se la nostra idea imprenditoriale è meritevole di un finanziamento o no.

Volendo sintetizzare la tipologia di contenuti che ognuno di questi documenti offre, potremmo dire che un business plan offre i seguenti due contenuti:

  • parte descrittiva
  • parte economico-finanziaria

La parte descrittiva offre al lettore elementi qualitativi tramite i quali valutare un’idea imprenditoriale. Essa deve permettere principalmente di capire cos’è e come funziona l’idea imprenditoriale per la quale stiamo cercando dei finanziamenti.

La parte economico-finanziaria, invece, deve fornire dei dati precisi (principalmente economici e finanziari) che permettano al lettore di capire se commercialmente l’idea imprenditoriale ha valore. Tra questi dati ci possono essere i numeri della concorrenza, le proiezioni per il futuro e così via.

Passiamo ad analizzare nel dettaglio i singoli documenti che vanno a comporre un business plan.

Sintesi del progetto imprenditoriale

La sintesi del progetto imprenditoriale è un documento che descrive in maniera estremamente rapida la nostra idea imprenditoriale.

Essa, volendo semplificare, può essere vista come il riassunto del contenuto del business plan.

Una buona sintesi del progetto imprenditoriale dovrebbe essere accattivante e conquistare subito l’attenzione e la curiosità dei potenziali finanziatori che la leggono.

Al suo interno dovrebbero essere evidenziati una serie di elementi quali il contenuto innovativo della nostra idea imprenditoriale (importantissimo per le startup), il potenziale commerciale della nostra idea e ciò che chiediamo e offriamo ai finanziatori.

Anche se ciò vale per tutto il contenuto del business plan, nella sintesi del progetto imprenditoriale va prestata estrema attenzione alla qualità del testo, dei dati e delle grafiche.

Affidarsi a grafici, copywriter e esperti di analisi dei dati, quindi, è importantissimo.

Una buona presentazione, generalmente, influisce positivamente sul giudizio complessivo che i potenziali investitori daranno poi a tutto il business plan.

Informazioni sull’impresa

Se fossimo degli investitori, vorremmo sapere nel dettaglio tutto ciò che riguarda la realtà alla quale potremmo destinare una parte dei nostri soldi.

Inserire all’interno di un business plan le informazioni riguardanti l’impresa che c’è dietro l’idea imprenditoriale, quindi, è davvero importante.

Tra i dati di base da inserire devono esserci:

  • Forma e composizione societaria.
  • Chi sono i componenti dell’impresa e quale è la loro storia professionale.
  • Gli eventuali legami che la nostra impresa ha con altre imprese.
  • Quali sono le figure chiave dell’impresa.
  • Organigramma societario.

A seconda del prodotto che vogliamo lanciare sul mercato, una forma societaria potrebbe essere migliore rispetto ad un’altra. Scegliere la giusta forma societaria, quindi, potrebbe spingere gli investitori ad essere più propensi ad investire su di noi.

La presenza nell’impresa di persone con una storia professionale di successo può essere un ulteriore incentivo per gli investitori a puntare su di noi. Una persona che ha già avuto successo in passato e si è dimostrata in grado di portare al successo un progetto, ovviamente, gode di maggiore fiducia agli occhi di un investitore esterno.

I legami con altre imprese sono anche essi importanti. Se, ad esempio, il prodotto che vogliamo lanciare ha a che fare con materie plastiche e abbiamo il supporto forte di un’altra impresa che ci permette di rifornirci senza problemi di materie plastiche, gli investitori saranno più propensi a credere nel nostro progetto.

È importante anche mostrare che l’impresa ha dei ruoli e delle regole ben definite che le permettono di lavorare senza ambiguità. Ciò può essere mostrato nell’organigramma.

Fasi piano aziendale
Prima di agire è importante pianificare: un business plan serve anche a questo.

Il mercato di sbocco

Un prodotto o un servizio possono essere estremamente innovativi, ma non verranno mai finanziati da nessuno se non avranno un pubblico al quale interessano.

All’interno di un business plan va evidenziato quello che sarà il mercato di sbocco della nostra idea imprenditoriale.

Se, ad esempio, sviluppiamo una culla per neonati allora il nostro mercato di sbocco sarà quello che si rivolge alla nicchia dei neogenitori.

Quello fatto sopra è solo un semplice esempio. Non sempre la nicchia alla quale si va a rivolgere un prodotto è individuabile immediatamente. Delle volte, bisogna indagare molto per trovare la nostra nicchia o, in alcuni casi, bisogna crearla da zero generando un bisogno.

In un business plan, quindi, vanno inseriti i seguenti dati relativamente ai mercati di sbocco:

  • Identificazione mercato al quale ci andremo a rivolgere e dei segmenti che lo compongono.
  • Descrizione del mercato al quale ci andremo a rivolgere e degli eventuali segmenti in cui si divide.
  • Dimensioni del mercato al quale ci andremo a rivolgere: dati storici, proiezioni sulla domanda futura e così via.
  • Eventuali dati ulteriori riguardanti ricerche di mercato specifiche svolte appositamente per il nostro prodotto.

Un mercato di sbocco forte, in crescita per il futuro e potenzialmente in grado di assorbire tutta l’offerta a disposizione, ovviamente, spingerà gli investitori a credere di più nella nostra idea imprenditoriale.

La concorrenza

Scendere sul campo di battaglia senza conoscere il proprio nemico, generalmente, porta al seguente risultato: il fallimento.

All’interno del proprio business plan è essenziale inserire un’accurata analisi della concorrenza.

L’analisi della concorrenza ci permetterà di capire se la nostra idea imprenditoriale è davvero innovativa o se è in grado di fronteggiare gli altri player del mercato.

In caso la nostra idea imprenditoriale dovesse rivelarsi debole rispetto a ciò che offre la concorrenza, potremo sfruttare l’analisi della concorrenza per migliorare quelli che sono i punti deboli del nostro prodotto.

I dati che solitamente vanno inseriti all’interno dell’analisi della concorrenza sono i seguenti:

  • Descrizione dell’offerta della concorrenza.
  • Quale è la situazione tecnologica del settore.
  • Qual è il grado di turbolenza tecnologica del settore.
  • Descrizione di quelli che sono i principali concorrenti sul mercato.
  • Analisi delle cause di insoddisfazione nei consumatori che già si rivolgono alla concorrenza.
  • Barriere di entrata nel settore e relative strategie di superamento.

L’analisi delle cause di insoddisfazione, spesso, può portare alla creazione di un prodotto unico e non offerto da nessun player concorrente.

Un prodotto del genere potrebbe spingere gli investitori a puntare su di noi.

I mercati di approvvigionamento

Ideare un prodotto fenomenale, ma non avere le materie prime per poterlo realizzare, ovviamente, è sinonimo di fallimento.




Un’azienda di successo, infatti, deve essere in grado di reperire senza problemi le materie prime che le permettono di proseguire la sua attività.

Quando parliamo di materie prime non ci riferiamo solamente a cose come minerali, semilavorati e via dicendo, ma anche alle cosiddette risorse umane, che rappresentano il cuore delle aziende di servizi.

Il prodotto/servizio

Un elemento che non può ovviamente mancare nel nostro business plan è la descrizione del prodotto o del servizio che vogliamo lanciare sul mercato.

Tale descrizione dovrà essere accurata ed accattivante. In essa dovranno esserci testi di qualità e che suscitino la curiosità del lettore e elementi che descrivono dal punto di vista tecnico il prodotto.

Nella descrizione del prodotto/servizio, quindi, possiamo trovare i seguenti elementi:

  • Descrizione del prodotto tramite testi e documenti tecnici.
  • Descrizione del bisogno che siamo riusciti ad individuare e che vogliamo soddisfare.
  • Tempi, modalità e costi di produzione del prodotto.

Nel caso di un prodotto già esistente, solitamente, i fondi si cercano solo per potersi espandere sul mercato. In quel caso è consigliato incentrare la descrizione del prodotto sui risultati già ottenuti e su quelli che si potrebbero ottenere con un’espansione sul mercato.

Piano di commercializzazione

Un prodotto per avere successo, oltre che avere alla base un’idea forte, deve essere accompagnato da un piano di commercializzazione adeguato.

Nel piano di commercializzazione deve essere contenuto tutto ciò che ha a che fare con la promozione, la distribuzione e la vendita del prodotto.

Volendo fare un elenco riassuntivo di ciò che deve esserci in un piano di commercializzazione verrebbe fuori la seguente scaletta:

  • Strategia di marketing da adottare.
  • Prezzo scelto.
  • Piano di comunicazione.
  • Canali di distribuzione.
  • Rete di vendita.
  • Previsioni di vendita.
  • Proiezioni su come potrebbero cambiare nel tempo le quote di mercato.
  • Proiezioni sulla possibilità di vendere in altri Paesi il prodotto.
  • Costi di commercializzazione.

Inutile dire che un piano di commercializzazione ben fatto è un motivo in più per gli investitori di puntare su di noi.

Avere un prodotto forte, ma non saperlo vendere, è inutile. Finiremmo comunque per fallire, nonostante la bontà del nostro prodotto.

Il patrimonio tecnico-industriale

La forza di molte startup sta nel contenuto innovativo dei loro servizi e dei loro prodotti. Dietro tale innovazione, spesso, si celano brevetti, licenze e fattori produttivi difficilmente accessibili.

Un prodotto, ad esempio, potrebbe vedere qualche sua componente protetta da un brevetto non in possesso della startup che ha ideato il prodotto.

Un esempio clamoroso è il brevetto della barra di scorrimento delle pagine web che tempo fa fu registrato. In questo caso, potresti aver creato un browser fenomenale, ma ti saresti dovuto procurare la licenza di quella barra di scorrimento per poter lanciare sul mercato il tuo prodotto.

Lo stesso vale per determinati fattori produttivi. Se il mio prodotto richiede una lavorazione particolare, ma non sono in grado di procurarmi il macchinario che la svolge, non riuscirò mai a realizzare la mia idea imprenditoriale.

Anche il know-how rientra nel patrimonio tecnico-industriale di un’impresa. Se i componenti di un’impresa hanno delle conoscenze che li pongono in una posizione di vantaggio rispetto ad altre imprese concorrenti, l’impresa avrà più possibilità di successo.

In un business plan, quindi, è opportuno indicare:

  • Know-how, licenze e brevetti in nostro possesso.
  • Eventuali piani di acquisizione di licenze, brevetti e know-how.
  • Accordi di produzione presi con altre imprese.
  • Descrizione della nostra struttura produttiva.
  • Eventuali tempi, modalità e costi per raggiungere l’assetto produttivo di cui abbiamo bisogno.

Maggiore è il patrimonio tecnico-industriale e più possibilità avremo di attirare investimenti.

Proiezioni economico-finanziarie

Chi deve investire su di noi, ovviamente, è interessato anche a capire come è messo e come si evolverà il mercato nel quale andremo ad operare.

Un investitore, generalmente, visiona molti business plan in lassi di tempo relativamente brevi. Egli, dunque, non può conoscere ogni singolo mercato e ha bisogno di un documento che gli illustri la situazione complessiva.

I documenti relativi alle proiezioni economico-finanziarie, ovviamente, non servono solo agli investitori, ma anche a noi per capire se la nostra idea imprenditoriale può essere di successo.

In linea generale, la parte di business plan riguardante le proiezioni economico-finanziarie dovrebbe contenere:

  • Conti economici e stati patrimoniali previsionali.
  • Flussi finanziari previsionali.
  • Principali indici di sviluppo, redditività, liquidità e via dicendo.
  • Analisi del punto di pareggio (Break Even Point).

Questi dati sono difficili da reperire quando siamo una startup con un prodotto innovativo. Ciò è dovuto al fatto che non c’è una storia precedente dalla quale attingere per generare questi dati.

È importante, quindi, affidarsi a qualcuno che sappia generare dei dati affidabili, congruenti e in grado di farci capire se la nostra idea imprenditoriale ha valore o meno.

Allegati vari

I documenti sopra analizzati sono quelli di base che un buon business plan dovrebbe contenere.

Essi, a seconda del prodotto o del servizio oggetto del business plan, possono essere affiancati anche da altri documenti.

Chiaramente, va valutato caso per caso quali sono gli allegati vari da inserire.

Un esempio di allegati inseribili sono eventuali premi e riconoscimenti ottenuti dal nostro prodotto.

Il consiglio, ovviamente, è quello di inserire solo allegati che aumentano le nostre possibilità di ottenere un finanziamento.

Business plan per startup: a chi richiederlo

Come detto, per una startup è fondamentale avere a disposizione un buon business plan con il quale convincere gli investitori a puntare su di noi.

Redigere da soli un business plan per la propria startup, però, non è semplice.

Innanzitutto, ci vogliono molte competenze (come abbiamo già accennato).

Se dovessimo decidere di contattare dei singoli professionisti in grado di aiutarci ognuno nel suo settore per la redazione del nostro business plan, probabilmente i tempi diventerebbero lunghissimi e coordinare i vari professionisti sarebbe difficilissimo.

Infine, anche se composte da più membri, le startup non hanno sempre al loro interno le competenze necessarie a creare un business plan efficace.

La soluzione, quindi, potrebbe essere quella di affidarsi a chi redige business plan di professione.

Up2lab: migliore soluzione per business plan per startup

Se avete bisogno di un business plan per la vostra startup, Up2lab è la scelta migliore che potete fare.

Si tratta di una realtà che, nata nel 2006, si occupa della redazione di business plan, di business innovation, di strategia di impresa e di tutto ciò che può aiutare una PMI o una startup a crescere.

Il principale vantaggio offerto da Up2lab è quello di offrire una soluzione che ci permetterà di avere a disposizione contemporaneamente tutte le figure professionali necessarie per la redazione del business plan della nostra startup. Non avremo, quindi, problemi di coordinazione nella redazione del piano aziendale, che per questo risulterà anche congruente in ogni suo aspetto.

Logo Up2lab
Logo di Up2lab.

Up2lab è in grado di consegnarci in pochissimo tempo un business plan di altissima qualità ed estremamente efficace.

Anni di esperienza nel settore, infatti, hanno reso Up2lab una realtà in grado di creare dei business plan altamente efficaci ed efficienti!

Volendo fare un’estrema sintesi di ciò che fa Up2lab, potremmo dire che è il reparto marketing che spesso manca in una PMI italiana o in una startup.

Se vuoi sapere di più sui loro servizi, puoi contattarli cliccando su questo link.

Conclusioni

Trovare i fondi per finanziare la propria startup non è semplice e per questo è importante avere a disposizione un business plan di alta qualità.

Redigerne uno da soli, però, non è affatto semplice. Affidarsi a realtà come Up2lab potrebbe essere la soluzione giusta per ottenere un business plan per la nostra startup.

Se vogliamo far crescere la nostra startup, creare un business plan efficace è praticamente obbligatorio!

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About Vincenzo Napolitano

Atletico, salutista, non procrastinatore, sensibile. Vincenzo Napolitano non è nulla di tutto ciò. Scrive cose di marketing (soprattutto digitale) per Notizie.Business.

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